Bruxelles dichiara guerra alla pesca illegale

immagine3.jpgBruxelles ha dichiarato guerra alla pesca illegale, non dichiarata e non regolamentata che rappresenta un giro d’affari annuo di 10 miliardi di euro: fondi che vengono sottratti al giusto reddito dei pescatori e all’economia delle comunità costiere, oltre a colpire riserve ittiche spesso già in pericolo. Il commissario europeo alla pesca e all’attività marittima, Joe Borg, vuole mettere fine a queste attività illecite e propone ai 27 stati membri e agli europarlamenti di introdurre una nuova disciplina più stretta ed efficace che mira a sottrarre i mercati ittici europei ai pirati del mare dei paesi terzi. Ogni anno infatti l’Ue importa prodotti ittici, frutto della pesca illegale, per oltre 1,1 miliardi di euro. Per il prossimo anno però, mette in guardia Borg, pensiamo a rendere più efficaci, semplificandoli, anche i sistemi di controllo nelle acque europee, accompagnati da sanzioni. Oltre alle iniziative contro l’attività di pesca illegale, la Commissione europea chiede di rafforzare la protezione degli ecosistemi vulnerabili che vengono danneggiati dall’uso di attrezzi di fondo dannosi per l’ambiente.
 -COME FERMARE I PIRATI DEL MARE – Le misure proposte riguardano la pesca al di fuori delle acque comunitarie. Si vuole in primo luogo individuare, prevenire e sanzionare le importazioni di prodotti della pesca illegali in Europa. In futuro infatti tutti i prodotti ittici importati nell’Ue freschi, congelati o trasformati dovranno essere certificati dallo stato che immatricola l’imbarcazione, attestando che provengono dalla pesca legale, ma anche da imbarcazioni titolari di licenze, di permessi e di quote di pesca. Le importazioni verrebbero effettuate solo attraverso un numero limitato di porti nei vari stati membri e anche vietato il trasbordo in mare di pescato tra imbarcazioni di paesi terzi e navi comunitarie. I certicificati di pesca dovranno accompagnare il prodotto fino al sul arrivo sul mercato. Bruxelles vuole poi dissuadere non solo i pescatori, ma anche i paesi che permettono di praticare o di tollerare questo tipo di pesca, con l’introduzione di una lista nera sia per i paesi che per le imbarcazioni.
-PROTEGGERE GLI ECOSISTEMI VULNERABILI La Commissione europea è preoccupata per il futuro dei fondali sottomarini e ritiene necessare proteggere quegli habitat costituiti da strutture quali coralli di acque fredde, camini idrotermali, montagne sottomarine o banchi di spugne di profondità, estremamente vulnerabili all’attività umana, ed in particolare al contatto diretto con gli attrezzi da pesca di fondo. Per questo Bruxelles propone di introdurre un divieto generalizzato sull’utilizzo di attrezzi di fondo dannosi per l’ambiente nelle zone d’alto mare vulnerabili, in linea con le raccomandazioni formulate dall’Assemblea generale delle Nazioni Unite (UNGA) e con le iniziative delle organizzazioni regionali di gestione della pesca (ORGP) . Per le zone d’altura non ancora regolamentate da una organizzazione regionale si chiede che la pesca venga subordinata ad un’apposita autorizzazione rilasciata dallo Stato membro interessato. Per le imbarcazioni europee si suggerisce invece un divieto di pesca a profondità superiori a 1 000 metri.
 – VALUTAZIONE IMPATTO PIATTAFORMA OFFSHORE Per la prima volta nel settore della pesca Bruxelles propone che per installare piattaforme offshore petrolifere o gassifere venga effettuata una valutazione preliminare dell’impatto.

Fonte: La Stampa.it

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