Tutela del mare, in arrivo la nuova direttiva Ue

BRUXELLES. Passa all’esame in seconda lettura lo schema di direttiva quadro europea sulla strategia per l’ambiente marino. Il documento pubblicato sulla Gazzetta europea di ieri obbligherà gli Stati membri a collaborare nella costruzione di strategie di intervento dirette a migliorare la qualità delle acque di interesse comunitario e nella realizzazione degli obiettivi di miglioramento pianificati.
E’ evidente che le pressioni sulle risorse marine naturali e la domanda di servizi ecosistemici marini sono spesso troppo elevate e che la Comunità ha l’esigenza di ridurre il suo impatto sui mari. Proprio perché l’ambiente marino costituisce un patrimonio prezioso deve essere protetto, salvaguardato e ove è possibile ripristinato per mantenere le biodiversità, preservare la diversità e la vitalità di mari e oceani puliti, sani e produttivi.
A tale proposito la Comunità vuole fare della direttiva il pilastro ambientale della propria futura politica marina: una strategia tematica “per la protezione e la conservazione dell’ambiente marino volta a promuovere l’uso sostenibile dei mari e la conservazione degli ecosistemi marini”. E per far ciò è opportuno orientare lo sviluppo e l’attuazione della strategia che dovrebbe riguardare non solo gli ecosistemi marini e le aree protette ma anche tutte le attività umane che hanno un impatto sul mare.
Nell’applicare un approccio ecosistemico alla gestione delle attività umane consentendo al contempo l’uso sostenibile dei beni e dei servizi marini, occorre conseguire o mantenere un buon stato ecologico del mare, continuare a proteggerlo e preservarlo ed evitarne qualsiasi ulteriore degrado. E a detta della Ue, per realizzare tale obiettivi occorre un quadro legislativo trasparente e coerente. Un quadro che dovrebbe contribuire alla coerenza delle diverse politiche e promuovere l’integrazione dei fattori ambientali in altre politiche comunitarie come quella della pesca, agricola, non perdendo di vista però, le diversità dei Paesi che si affacciano sulle acque europee del mar Mediterraneo, Baltico, Nero e dell’oceano Atlantico nord-orientale.
La diversità delle condizioni, dei problemi e delle esigenze delle varie regioni o sottoregioni marine richiedono soluzioni differenziate e specifiche.
Dunque, la direttiva in itinere obbligherà gli Stati a pianificare precise strategie condivise nell’ambito delle regioni marine di competenza per proteggere, risanare i mari europei e assicurare la “correttezza ecologica” delle attività economiche connesse. Strategie quindi, elaborate in collaborazione con gli Stati membri ma anche terzi che si affacciano sul mar Baltico, sull’Atlantico nord-orientale e sul mar Mediterranea con scadenza prevista al 2010.
Ma una corretta pianificazione non può non passare da una preventiva valutazione dello stato ecologico delle acque e dell’impatto delle attività umane. Ecco dunque che gli Stati dovranno analizzare le caratteristiche essenziali delle proprie acque (caratteristiche fisiche e chimiche, tipi di habitat, popolazioni animali e vegetali, ecc.); degli impatti e delle pressioni principali dovuti alle attività umane che incidono sulle caratteristiche di tali acque; dell’utilizzo di queste acque e dei costi del degrado dell’ambiente marino da un punto di vista socioeconomico. Dopo di che ogni Paese dovrà stabilire il “buono stato ecologico” delle proprie acque, utilizzando i criteri che verranno indicati dalla Commissione Ue.
Solo a questo punto potranno essere definiti gli obiettivi gli indicatori necessari per raggiungere il “buono stato ecologico” ipotizzato. Un fine raggiungibile solo attraverso un programma di misure concrete, di interventi che dovranno, fra l’altro essere coordinate con quelli degli altri Stati. Non potrà certo mancare un programma di vigilanza interno e una supervisione esterna della Commissione Ue alla quale devono essere sottoposti anche i dati relativi a strategie e programmi.

fonte: greenreport

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