Come coltivare pesci in maniera sostenibile

thumbs007.jpgLIVORNO. La domanda umana di pesci è in crescita costane, ma in tutto il mondo la pesca è in diminuzione e questo sta facendo diventare l’acquacoltura un’importante alternativa come fonte di proteine, anche dal punto di vista economico e sociale. Secondo la Fao, la produzione di pesci ed altri organismi marini provenienti da acquacoltura, compresa quella in acqua dolce, ha raggiunto ormai circa il 50% della produzione per il consumo umano e, visto l’impoverimento dei mari e degli oceani, in molti pensano che il futuro della produzione ittica sarà la “coltivazione” di pesci e crostacei.
Le tecniche in acquacoltura si sviluppano molto rapidamente, ma suscitano anche molti interrogativi sull’impatto negativo sull’ambiente marino delle modalità di produzione e delle infrastrutture. I residui della pasturazione degli impianti di acquacoltura in alcuni Paesi spesso contengono prodotti chimici e medicinali che possono essere dannosi e danneggiare gli ecosistemi locali. L’utilizzo di specie esotiche nell’acquacoltura ha dei rischi anche per l’introduzione di forme di vita associate (alghe e microrganismi) o anche nuovi agenti patogeni che possono spargersi nel nuovo ambiente.
In generale nel mondo i pesci di allevamento vengono nutriti con farina di pesce o olio di pesce, una modalità che probabilmente non è molto sostenibile, visto che questi mangimi sono costituiti da altri pesci pelagici e come conseguenza possono aumentare la pesca abusiva in mare. Insomma, come in altri casi ci troviamo davanti ad una attività produttiva necessaria ma complicata e con ricadute che confrontano effetti positivi e negativi sugli stock alieutici e sull’ambiente marino. Per questo la gestione sostenibile dell’acquacoltura è un tema sempre più importante e che ha bisogno di una veduta d’insieme per capire attraverso quali possibili opzioni è possibile trasformare l’allevamento ittico in un sistema efficace per l’ambiente.
Esistono già codici di comportamento approvati a livello nazionale e dalla Fao, ora per l’Unione per la conservazione della natura (Iucn) «cosciente del fatto che la produzione alimentare può colpire enormemente la conservazione della natura e la sua gestione, è imperativo lavorare ad un migliore sviluppo di un’acquacoltura sostenibile», dopo molti incontri preparatori ed un memorandum di cooperazione sottoscritto all’interno del Programma globale marino di Iucn e Federation of european aquaculture producers (Feap), ha lanciato un nuovo progetto con la pubblicazione di una serie di “Guidelines for the sustainable development of mediterranean aquaculture” , frutto di una collaborazione con il ministero dell’agricoltura, della pesca e dell’alimentazione della Spagna.
Il volume iniziale di queste guide di acquacoltura si incentra sulle interazioni tra acquacoltura e ambiente, fornendo raccomandazioni pratiche riguardanti nove principi ed aspetti: domesticazione, introduzione di specie marine, cattura di stock selvatici in acquacoltura, ingredienti dei mangimi, materie organiche negli effluenti, transfert di patogeni, prodotti terapeutici ed altri, effetti dei prodotti e delle tecniche di pulizia, effetti sulla flora e la fauna locali.
Le linee direttrici della pubblicazione sono state discusse e riviste da scienziati, amministratori e produttori di diversi Paesi del Mediterraneo. L’Iucn/Mapa sostiene il progetto e sta già lavorando sul secondo libro che riguarderà la scelta dei luoghi per la realizzazione degli impianti di acquacoltura e la capacità di carico dell’acquacoltura e la valutazione di impatto sull’ecosistema, ma anche le modalità del sistema di licenze ed il processo decisionale per realizzare un impianto di allevamento di pesci.
L’ etichettatura dei prodotti provenienti da acquacoltura sarà uno dei temi principali temi trattati nel volume finale che includerà anche analisi e conclusioni riguardanti tracciabilità, qualità e provenienza dei prodotti marchiati, la materia organica e la certificazione di sostenibilità. Oltre che nel Mediterraneo europeo, l’Iucn lavora anche ad un approccio ecosistemico dell’acquacoltura in Africa del nord ed ha pubblicato un libro su “le specie esotiche in acquacoltura: considerazioni per un utilizzo responsabile” basato su un progetto già sviluppato con il governo cileno. Il primo volume “Guidelines for the sustainable development of mediterranean aquaculture” è disponibile in inglese, francese e spagnolo su http://www.uicnmed.org; http://www.feap.info; www.mapa.es.

fonte: greenreport

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