Vedevano a colori i primi animali terrestri

12783099.gifQuando alcuni pesci preistorici iniziarono a far capolino fuori dall’acqua per dare inizio alla colonizzazione delle terre, vedevano già il mondo in tutti i suoi colori. Lo afferma uno studio condotto da un gruppo di ricercatori dell’Università del Queensland a Brisbane, in Australia, che ne riferisce in un articolo pubblicato sulla rivista BMC Evolutionary Biology.
I ricercatori hanno tratto questa conclusione dall’esame comparato della retina e del DNA del pesce polmonato australiano (Neoceratodus forsteri) – che è considerato l’animale vivente più prossimo ai primi animali terrestri – con quelli di altri pesci, anfibi e altri vertebrati terrestri.
Per quanto il pesce polmonato possa ricavare l’ossigeno dall’acqua attraverso le branchie, in situazioni critiche può ottenerlo direttamente dall’aria.
Finora si riteneva che Neoceratodus forsteri avesse una capacità visiva molto ridotta, sia per gli occhi molto piccoli di cui è dotato, sia per la bassa risoluzione spaziale che sembra avere, sia per il comportamento esibito in cattività. Inoltre, per catturare le prede fa affidamento soprattutto sui recettori del campo elettrico di cui è dotato.
In realtà, il DNA di cinque geni per i pigmenti visivi del pesce polmonato rivelano che quest’ultimo, per quanto riguarda la retina, ha molto più in comune con i tetrapodi terrestri che con gli altri pesci.

Fonte: LeScienze

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