Scarichi in mare, il Consiglio dei ministri approva lo schema di dlgs

thumbs123.jpgLIVORNO. Approvato dal Consiglio dei ministri di due giorni fa lo schema del decreto legislativo che vieta e sanziona penalmente lo scarico in mare di idrocarburi e di sostanze nocive “trasportate alla rinfusa” al fine di aumentare la sicurezza marittima e di migliorare la protezione dell’inquinamento provocato dalle navi.
Lo schema di decreto recepisce la direttiva comunitaria 2005/35/Ce relativa all’inquinamento provocato dalle navi e l’introduzione di sanzioni per violazioni ed è stato predisposto in base alla delega prevista dalla legge comunitaria 2006 (la legge tramite la quale lo stato italiano adempie agli obblighi derivanti dall’appartenenza alla comunità europea).
Le disposizioni dello schema si applicano agli scarichi di sostanze inquinanti provenienti dalle navi a prescindere dalla loro bandiera effettuati nelle acque interne, nei porti e nelle acque territoriali italiane, negli stretti utilizzati per la navigazione internazionale soggetti al regime di passaggio di transito, nella zona economica esclusiva e in alto mare. Se in queste aree vengono versate sostanze inquinanti o ne viene causato lo sversamento il comandante della nave, i membri dell’equipaggio e anche il proprietario e l’armatore (se hanno concorso e cooperato al misfatto) ne pagheranno le conseguenze: reclusione fino a 6 anni e multa fino a 80mila euro per l’inquinamento doloso, multa fino a 50mila euro per lo sversamento colposo, possibile sospensione del titolo abilitante alla navigazione e possibile divieto di attracco nei porti italiani per un periodo non inferiore a un anno.
La normativa però prevede anche i casi in cui – in conformità con la direttiva europea – gli scarichi di idrocarburi e sostanze nocive non costituiscono reato introducendo deroghe ai divieti di scarico più limitate rispetto alla Convenzione di Marpol. Questo comporta l’ampliamento sia delle ipotesi di punibilità sia il novero dei soggetti coinvolti.
Sempre in linea con la direttiva il provvedimento italiano prevede inoltre la possibilità di procedere a ispezioni sulle navi in transito, sulle navi che si trovano in un porto italiano o sui terminali off-shore nel caso in cui vi sia il sospetto che una nave abbia o stia per scaricare sostanze inquinanti in mare.
Dunque con l’introduzione di sanzioni penali (ma solo nel settore dell’inquinamento in mare provocato dalle navi), l’Italia si pone in linea con la pronuncia della Corte di giustizia europea di due giorni fa che ha annullato la decisione quadro 2005/667/Gai recante le sanzioni penali per le condotte inquinanti delle navi. La Corte ha affermato infatti, che l’Ue può solo chiedere agli Stati membri di introdurre sanzioni penali dirette a garantire l’osservanza delle norme penali ma non stabilire direttamente tipo e livello della sanzione come invece faceva la decisione.
Del resto il compito dell’Italia e di qualsiasi altro Stato membro è quello di recepire la normativa Ue, stare ai suoi disposti e conseguire gli obiettivi stabiliti attraverso non solo la semplice traduzione in termini nazionali del disposto comunitario, ma anche tramite la predisposizione di strumenti per sanzionare condotte illecite come lo sversamento o versamento in mare di sostanze inquinanti.

Fonte: greenreport

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