RIFIUTI: SOS OCEANI; PLASTICA FORMA UN’ISOLA E INQUINA PESCI

este.jpgROMA, 29 OTT – Che sia sotto forma di particelle microscopiche o di una gigantesca isola grossa due volte il Texas la plastica e’ sempre una minaccia per gli oceani. Lo confermano due studi: uno ha dimostrato che le microparticelle che si staccano dai rifiuti di plastica entrano nella catena alimentare dei pesci immediatamente, l’altro invece ha osservato che una gigantesca isola di rifiuti che si sta formando dagli anni ’50 nel Pacifico a causa delle correnti ha ormai raggiunto i tre milioni e mezzo di tonnellate. Il Great Pacific Garbage Patch (letteralmente la ‘grande benda di rifiuti del Pacifico) si forma a causa di una corrente circolare proprio in mezzo al Pacifico, fra Guadalupe e il Giappone, in una zona poco frequentata dai pescherecci. Questo enorme vortice ha iniziato a raccogliere e concentrare la spazzatura di tutto il mondo, e l”isola che ne e’ risultata ormai misura 2500 chilometri di diametro: ”L’isola e’ formata per l’80% da plastica – conferma al quotidiano americano San Francisco Chronicles Chris Parry, della California Coastal Commission di San Francisco – e le sue dimensioni diventano dieci volte piu’ grandi a ogni decade. A questo punto e’ impensabile cercare di pulirla, anche perche’ nessun paese se ne vuole assumere la responsabilita’, l’unica soluzione e’ smettere di produrre plastica non biodegradabile”. Una conferma della pericolosita’ di questo materiale viene da uno studio dell’universita’ inglese di Plymouth pubblicato dalla rivista Environmental Science and Technology. I ricercatori hanno studiato le piccole particelle (da uno a cinque millimetri di diametro) che si staccano dai rifiuti di plastica, notando che queste sono il principale ricettacolo di una serie di inquinanti letali per l’oceano, soprattutto organici, come il fenantrene. Queste particelle sono assimilate in grande quantita’ da alcuni microrganismi marini che sono alla base della catena alimentare: ”Bastano pochi milionesimi di grammo di particelle contaminate per aumentare dell’80% la quantita’ di fenantrene nei microrganismi – spiega Emma Teuten, uno degli autori – e questa sostanza si accumula in quantita’ sempre maggiori man mano che si risale nella catena”.

Fonte: ansa

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