Le antiche temperature marine

1315910.jpgUn gruppo di ricercatori olandesi ha messo a punto una nuova metodologia per misurare le temperature marine esistenti in epoche passate. I ricercatori del Royal Netherlands Institute for Sea Research (NIOZ) hanno infatti scoperto che la temperatura dell’acqua influisce sulla composizione della parete cellulare di alcuni particolari archeobatteri, i Crenarchaeota. Le loro membrane cellulari sono composte da particolari lipidi nei quali il numero di anelli di carbonio varia in base alla temperatura, in modo da adeguare il livello di fluidità delle membrane di questi antichissimi organismi alle condizioni prevalenti presenti nell’ambiente che li circonda.
La sensibilità dell’apparecchiatura messa a punto, chiamata TEX86, è stata testata prima su sedimenti raccolti nel Mare del Nord e, quindi, per epoche più antiche, con carote estratte nel mare arabico risalenti al periodo di transizione fra l’ultima epoca glaciale e l’attuale periodo interglaciale; le stime sono quindi state confrontate con con quelle ottenute secondo altre metodologie. Da queste prove di calibrazione risulta che Tex86 riesce a determinare la temperatura con uno scarto di appena 0,3°C.
In realtà questi archeobatteri non si depositano naturalmente sui fondali marini che vanno a formare i giacimenti da cui vengono estratte le carote per questi studi paleoclimatologici, in quanto le loro cellule sono talmente piccole da restare costantemente in sospensione. Le cellule di Crenarchaeota trovate nelle carote sono di fatto quelle che erano state divorate da piccoli crostacei del zooplancton poco prima della morte. I ricercatori hanno però appurato che il tempo trascorso da questi batteri nel tratto intestinale dei crostacei non altera le molecole delle loro membrane, che successivamente restano ben conservate anche nell’ambiente anaerobico dei sedimenti.

Fonte: LeScienze

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