Dichiarazione di Port-Cross: Aree marine protette per salvare il Mediterraneo

thumbs555.jpgLIVORNO. Si é conclusa a Porquerolles, in Francia, la prima Conferenza del Network of Marine Protected Areas in the Mediterranean (MedPan) che, coordinata da Parc National de Port-Cros e Wwf France e in collaborazione con il Centro di attività regionale per le aree specialmente protette dell’Unep e con l’Iucn, ha riunito oltre 110 esperti della conservazione marina in rappresentanza di aree marine protette (Amp) del Mediterraneo, di diversi governi del Bacino, di scienziati, associazioni ambientaliste, Ong e Comité National des Pêches français. E che hanno approvato la “Dichiarazione di Port-Cros per promuovere lo sviluppo di misure capaci di migliorare il livello di protezione del mar Mediterraneo che «rappresenta un patrimonio ambientale unico al mondo, per la sua biodiversità, il suo livello elevato di endemismi, e le sue caratteristiche specifiche». Una situazione messa sempre più in pericolo nell’ultimo secolo dall’impatto umano sulle risorse naturali, con un’evidente perdita di biodiversità in tutto il Mediterraneo e con un certo numero di minacce ad evoluzione rapida che mettono a rischio di sopravvivenza numerose specie, i loro habitat e il funzionamento degli ecosistemi ai quali appartengono.
Il progetto Medpan, attivato tre anni fa e che si concluderà il 30 novembre, ha avuto il sostegno di 23 partner di 11 Paesi del Mediterraneo: Algeria, Croazia, Francia, Grecia, Italia, Malta, Marocco, Slovenia, Spagna, Tunisia e Turchia.
«Al fine di proteggere l’ambiente marino – si legge nella dichiarazione – la maggioranza dei governi del pianeta ha riconosciuto l’utilità delle aree marine protette e si è impegnata a creare e gestire una rete coerente entro il 2012 (Summit mondiale dello sviluppo sostenibile, Johannesburg, 2002) ed a proteggere efficacemente almeno il 10% di ciascuna delle regioni ecologiche del pianeta entro il 2010 (Convenzione sulla diversità biologica, 2004). «Al fine di proteggere l’ambiente marino – si legge nella dichiarazione – la maggioranza dei governi del pianeta ha riconosciuto l’utilità delle aree marine protette e si è impegnata a creare e gestire una rete coerente entro il 2012 (Summit mondiale dello sviluppo sostenibile, Johannesburg, 2002) ed a proteggere efficacemente almeno il 10% di ciascuna delle regioni ecologiche del pianeta entro il 2010 (Convenzione sulla diversità biologica, 2004). A livello regionale, dopo l’entrata in vigore del nuovo protocollo concernente le Aree specialmente protette e la diversità biologica nel Mediterraneo, sotto l’egida della Convenzione di Barcellona, ha incitato le Parti contraenti a promuovere la creazione di Aree specialmente protette, fornisce un quadro legale per la creazione di Aree specialmente protette di importanza mediterranea e propone linee direttrici e strumenti in questo senso. Gli Stati europei si sono in più impegnati nella messa in opera della rete 2000». Ma MedPan non si nasconde che: alcune Amp non soddisfano completamente gli obiettivi fondamentali di conservazione della biodiversità; la copertura attuale delle Amp è insufficiente, soprattutto in alto mare e in alcune regioni geografiche; il coinvolgimento delle autorità locali nella gestione delle Amp è spesso insufficiente; le Amp del Mediterraneo non sono state create e gestite per rafforzare e accogliere la resilienza ecologica degli ecosistemi di fronte alle sfide globali come i cambiamenti climatici e le specie invasive.
La dichiarazione di Port-Cros raccomanda quindi di «1. Creare una rete ecologica coerente, rappresentativa ed efficacemente gestita delle Amp nel Mediterraneo entro il 2012, al fine di stoppare la perdita della biodiversità e raggiungere gli obiettivi di conservazione fissati; 2. Stabilire dei piani d´azione miranti a risolvere i problemi attuali e a sviluppare tecniche adatte che permettano di ottimizzare la preservazione di questo immenso patrimonio naturale mediterraneo e di favorire lo sviluppo armonioso delle comunità che ci vivono, assicurando la messa a disposizione di mezzi finanziari ed umani adeguati per metterle in opera; 3. Comunicare più attivamente il valore dei servizi forniti dall’ambiente marino mediterraneo, l’importanza degli impegni legati alla sua conservazione ed il ruolo preponderante delle Amp per quel che riguarda il miglioramento dei modi di vita e del rafforzamento della capacità d’adattamento delle comunità locali a lungo termine; 4. Associare più strettamente e più efficacemente I gestori delle Amp, la rete Medpan, i responsabili politici, la comunità scientifica, le amministrazioni pubbliche competenti, le organizzazioni nazionali, regionali e internazionali, non governative ed intergovernative, gli utilizzatori in maniera da favorire lo scambio di informazioni e di dati, la condivisione di responsabilità ed a promuovere una collaborazione efficace tra tutti questi protagonisti per rispettare l’obiettivo 2012; 5. Promuovere la collaborazione Nord-Sud ed Est-Ovest nel Mediterraneo, la condivisione di conoscenze e di esperienze, e identificare le azioni che permettano di rafforzare la capacità di gestione delle Amp; 6. Rafforzare la ricerca, migliorare la conoscenza e l’informazione riguardante le specie, gli habitat e i paesaggi del Mar Mediterraneo che non sono sufficientemente studiati e protetti a fine di intraprendere un’analisi regionale completa che guiderà le attività di conservazione nel Mar Mediterraneo; 7. Migliorare le strutture di gouvernance, I meccanismi di finanziamento e iI quadro legale a livello internazionale, nazionale E/o locale che contribuisce a stabilire e far funzionare una rete rappresentativa di Amp mediterranee».

Fonte: greenreport

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