Europa: più di un pesce di acqua dolce su tre rischia l’estinzione

thumbs444.jpgLIVORNO. Secondo lo studio scientifico “Handbook of European Freshwater Fishes” la biodiversità degli ecosistemi di acqua dolce sta diminuendo rapidamente. La ricerca rende noto che 200 delle 522 specie europee di pesci d’acqua dolce (il 38%) sono minacciate di estinzione e 12 sono già nella lista rossa delle specie minacciate.
L’Handbook of European Freshwater Fishes é il risultato di sette anni di lavoro di Maurice Kottelat (Cornol) e Jörg Freyhof (Igb, Berlin) ed é stato realizzato in collaborazione con l’Iucn ed il gruppo di specialisti dei pesci d’acqua dolce della Commissione per la salvaguardia delle specie, mentre il sostegno finanziario arriva dalla North of England Zoological Society (Nezs). La ricerca ha portato anche alla scoperta di 47 nuove specie di pesci in Europa. Il degrado degli ambienti dolceacquicoli sembra avanzatissimo e minaccia i pesci ancora di più degli uccelli e dei mammiferi ad essi legati.
«Abbiamo 200 specie di pesci europee che corrono un rischio elevato d’estinzione e dobbiamo agire per evitare una catastrofe – ha detto William Darwall, responsabile del programma per le specie dell’Iucn – Molte di queste specie non sono considerate “carismatiche” o non hanno “valore” apparente per l’uomo e, in conseguenza, attraggono raramente i fondi necessari per la loro conservazione. Rischiano di sparire senza che nessuno, salvo qualche specialista, se ne preoccupi. Queste specie sono un elemento importante del nostro patrimonio e giocano un ruolo vitale negli ecosistemi d’acqua dolce dai quali dipendiamo, per esempio per la depurazione delle acque e del controllo delle inondazioni. Molti possono essere salvati con misure relativamente semplici. Abbiamo bisogno per far questo della volontà pubblica e politica».
I principali rischi per queste specie, ignorate anche dagli animalisti spesso pronti a lunghissime battaglie per specie che non rischiano certamente l’estinzione, sono lo sviluppo e la crescita demografica in Europa che dura da 100 anni. La minaccia più grave viene dal prelievo idrico, in particolare nelle regioni “secche” del Mediterraneo, che causa il disseccamento estivo di corsi d’acqua, un problema che diventa sempre più grave con i cambiamenti climatici. Le grandi dighe, per irrigazione e produzione di energia, hanno invece in incidenza maggiore sulle specie dei grandi fiumi che sono interessati da estinzioni locali e di numerose specie migratrici. Dopo il 1900, la popolazione europea è raddoppiata e agricoltura ed industria si sono fortemente sviluppate, secondo l’Unep questo ha contribuito alla distruzione di circa il 60 % delle zone umide e ad un declino accelerato delle specie di acqua dolce.
La cattiva gestione della pesca ha aperto le porte alla sovrapesca ed all’introduzione di specie esotiche (33 specie risultano introdotte) e di nuove malattie, fenomeni che interessano in maniera drammatica il corso inferiore dei grandi fiumi dell’Est: Danubio, Dniestr, Dniepr, Volga e l´Ural, i Balcani ed il sud-est della Spagna, ma anche i fiumi e i laghi italiani non sono certo immuni.
Gordon Reid, direttore della Nezs e presidente del gruppo di specialisti dei pesci d’acqua dolce,spiega che lo studio «Ci permette di apprendere, per la prima volta, la vera diversità dei pesci d’acqua dolce in Europa. Con 546 specie (522 specie d’acqua dolce e 24 specie marine che abbiamo trovato in acqua dolce),la diversità é di circa due volte più elevata di quella che è frequentemente riconosciuta in letteratura scientifica e popolare, numerose specie rare e minacciate sono state fino ad adesso ignorate».
Secondo i ricercatori la più grave minaccia per questi pesci è la negligenza: «Non è troppo tardi per salvare queste specie – dice Maurice Kottelat, della European Ichthyological Society – se i governi dell’Europa e dell’Unione europea prendono misure immediate. La conservazione dei pesci dovrà essere gestita nella stessa maniera di quella degli uccelli e dei mammiferi da agenzie dedicate specificatamente alla conservazione e non allo sfruttamento, da parte di agenzie incaricate dell’agricoltura. Tutte le specie fanno parte del patrimonio dell’umanità, allo stesso titolo dell’Acropoli, per esempio; la differenza è che se l’Acropoli è stata distrutta, potremmo ricostruirne una replica, mentre mai potremo rimpiazzare una specie estinta».
Fra le specie più a rischio l’Iucn segnala: Anguilla anguilla, Ladigesocypris ghigni, Anaecypris hispanica, Gobio delyamurei, Coregonus bavaricus, mentre la Coregonus oxyrinchus sarebbe ormai estinta.

Fonte: greenreport

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