Il GPS della tartaruga

tarta_str.jpgAlcune spiagge del nostro pianeta si trasformano periodicamente nel palcoscenico di uno spettacolo suggestivo: la deposizione delle uova da parte delle tartarughe marine. Queste testuggini nuotano per migliaia di chilometri attraverso gli oceani, e pur senza avere alcun tipo di riferimento visivo riescono a raggiungere, anno dopo anno sempre gli stessi luoghi di riproduzione.

Senza cartina, ma con la bussola
Come ciò sia possibile è stato un mistero fino a poco tempo fa, quando Simon Benhamou, un ricercatore del Centro per l’Ecologia Funzionale ed Evolutiva di Montpellier (in Francia), in collaborazione con alcuni colleghi di altri paesi, ha scoperto che le tartarughe dispongono di un sistema di navigazione assai semplice ma efficace, che sfruttando i campi magnetici terrestri consente loro di raggiungere periodicamente gli stessi luoghi per la deposizione.
Per meglio comprendere il funzionamento di questo GPS primordiale, i ricercatori hanno studiato i comportamenti della tartaruga verde dell’Oceano Indiano (Chelonia mydas), che ogni quattro anni circa depone le sue uova in 4-6 covate successive, su alcune spiagge dell’Africa Occidentale.

Sequestro a fin di bene
Benhamou e i suoi colleghi hanno fissato dei trasmettitori GPS sul guscio di alcuni esemplari che stavano per deporre le uova, le hanno portate da un’altra parte e poi le hanno lasciate andare di nuovo in mare.
Le testuggini, una volta liberate, sono ripartite verso il luogo dove erano state catturate, spinte dall’urgenza di tornare a deporre.
Il sistema GPS ha permesso agli scienziati di tracciare le rotte seguite dalle tartarughe scoprendo che questi animali potrebbero essere guidati da una sorta “navigatore” naturale, capace di portarle verso le spiagge destinate alla riproduzione, a prescindere dal luogo di partenza.

Sofisticato ma non troppo
A differenza dei nostri navigatori satellitari, però, le tartarughe non sono capaci di correggere in tempo reale le deviazioni di rotta impresse dalle correnti marine e dai venti: questo fa sì che spesso si trovino a girare a vuoto per i mari, anche per periodi piuttosto lunghi. Una degli esemplari dell’esperimento ha percorso più 3500 km in due mesi prima di tornare alla base (che in realtà si trovava a solo 250 chilometri da dove era stata catturata).

Attrazione fatale
Ancora non è chiaro come funzioni questo strano GPS, ma un ruolo importante potrebbe avere la “percezione” dei campi magnetici. Poiché fissando sulla testa degli animali dei magneti molto potenti le tartarughe sembrano spaesate e faticano a trovare la rotta. Come se ci fossero delle interferenze.
Ma il fatto che nonostante le difficoltà riescano comunque a trovare la spiaggia, dimostra, secondo i ricercatori che hanno diversi sistemi di orientamento. Uno dei quali potrebbe essere l’olfatto (come per i piccioni viaggiatori).
L’obiettivo di questi studi è trovare delle strategie efficaci per la conservazione di una delle specie più a rischio sul nostro pianeta.

Fonte: focus.it

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