L’agonia della barriera corallina

250px-bicolor_parrotfish.jpgL’ennesimo appello per salvare le barriere coralline del mondo è stato pubblicato sull’ultimo numero della rivista “Nature”: sotto la lente questa volta la barriera dei mari caraibici che secondo le analisi delle Università di Exeter, nel Regno Unito, e della California a Davis, subiranno un continuo degrado nei prossimi 50 anni.
Negli anni ottanta, le barriere coralline furono colpite dalla quasi estinzione dei ricci di mare della specie Diadema antillarum, con risultati devastanti. Insieme con il pesce pappagallo (Cetoscarus bicolor), infatti, i ricci cosumano le alghe, contribuendo a mantenerne basso il livello e creando lo spazio perché il corallo possa crescere.
Ora il pesce pappagallo è l’unica specie a nutrirsi di alghe in molte barriere coralline della zona caraibica, ma la pesca indiscriminata ne ha limitato la popolazione.
Peter Mumby dell’University of Exeter, primo autore dell’articolo, ha effettuato con i colleghi una simulazione al computer per valutare l’impatto di diversi fattori sulla salute della barriera corallina. E ha spiegato che: “Il futuro di alcune barriere coralline dei Caraibi è in forse e se si continuerà con l’attuale gestione i cambiamenti saranno irreversibili. L’effetto sarà devastante per l’ambiente marino della zona, che ospita un enorme varietà di specie cruciali anche per il sostentamento di milioni di persone.”
Sempre secondo l’articolo, per assicurare un futuro alle barriere coralline, alla luce soprattutto del cambiamento climatico in atto, occorre proteggere il pesce pappagallo, che spesso cade vittima delle reti da pesca. (fc)

Fonte: LeScienze

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