Per salvare i Cetacei servono 18 aree marine

delfino_comune.jpgLa riduzione delle catture accidentali dei cetacei nelle reti derivanti, la riduzione dell’impatto della pesca, la preservazione dell’habitat e la creazione di nuove zone marine protette sono tra gli argomenti presi in esame durante la terza riunione delle Parti contraenti dell’Accordo sulla conservazione dei cetacei del Mar Nero, del Mediterraneo e della zona atlantica adiacente (Accobams), riunitasi in Croazia a Dubrovnik la scorsa settimana.
Oltre 80 partecipanti che rappresentavano le 21 Parti contraenti, le Ong, gli Organismi scientifici e numerosi osservatori, hanno preso parte a questa riunione per discutere e decidere su nuove strategie da adottare per ridurre le minacce che incombono sui cetacei presenti nella zona dell’Accordo.
Ana Štrbenac dell’Istituto nazionale per la protezione della natura in Croazia, che ha presieduto la riunione, ha dichiarato: «Le aree marine protette sono mezzi indispensabili alla lotta per la protezione dell’habitat dei cetacei. In quest’ottica, e in modo preventivo, la Croazia ha dichiarato Cres-Losinj zona protetta».
Essendo i mammiferi marini particolarmente vulnerabili alle minacce di origine antropica, essi sono buoni indicatori biologici dell’ecosistema. La creazione di nuove aree marine protette contribuirà non solo alla protezione degli stessi cetacei ma anche alla protezione di altre specie che condividono lo stesso ecosistema.
A causa del loro comportamento migratorio, i cetacei hanno bisogno di un habitat molto esteso. È per questa ragione che è stata proposta dagli organismi scientifici ai paesi dell’Accordo una rete di 18 zone marine che si estendono oltre le acque territoriali: il Mare di Alboran, lo Stretto di Gibilterra e le acque della Sicilia sono stati particolarmente raccomandati.
Un’attenzione particolare è stata dedicata ad un progetto di conservazione fino al 2010 per la regione del Mar Nero e alla situazione drammatica del delfino comune del mediterraneo che è in via di estinzione in alcune regioni.
È stata esaminata anche la questione delle reti derivanti e i paesi dell’Accordo hanno convenuto che tale sistema di pesca deve essere soppresso.
Altre direttive sono state adottate che sono altrettanti strumenti per i Governi se si vogliono raggiungere gli obiettivi fissati per il 2010, in particolar modo per quel che concerne la salvezza degli animali in pericolo, la raccolta centralizzata di campioni di tessuto di animali spiaggiati e la liberazione di cetacei in un ambiente naturale per favorirne la conservazione.
Il problema del rumore è stato ampiamente discusso. Le Parti si sono impegnate a formare un gruppo di lavoro a cui parteciperanno i Governi e gli Organismi scientifici per trovare un’intesa sulla gestione di questa grave minaccia per i cetacei.
Un esperto venuto dagli Usa ha presentato il problema della «dolphin-assisted therapy». Le conclusioni dei suoi studi hanno chiaramente dimostrato che tale tecnica non risponde alle attese del pubblico e presenta un rischio non trascurabile perla conservazione di questi mammiferi marini.
Infine, nel quadro delle attività di «whale-watching» commerciale, è stato deciso di creare un label per gli operatori in modo da assicurare una qualità scientifica di questa attività che includa le rigide modalità di avvicinamento alle varie specie e una formazione degli operatori a contatto con il pubblico.
La segretaria esecutiva, Grillo-Van Klaveren, ha espresso la sua soddisfazione sulle conclusioni della riunione: «La conservazione della biodiversità è un affare che riguarda tutti. Noi potremo andare avanti ad una sola condizione: rafforzando la collaborazione tra Governi e trasformando gli esiti degli studi scientifici in misure pratiche di conservazione. I fenici dicevano: “il Mediterraneo è come un occhio le cui palpebre si congiungono”. Io vorrei utilizzare questa metafora per il nostro Accordo che raggruppa per la prima volta due regioni: Mediterraneo e Mar Nero in questo nobile obiettivo di protezione delle balene e dei delfini e che illustra così bene questo spirito di scambi e di collaborazione».

(Fonte Unep/Cms Secretariat Public Information – www.cms.int)

Fonte: VillaggioGlobale

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