MEDITERRANEO: GREENPEACE, PEGGIOR NEMICO COSTE E’ IL FANGO

ROMA, 10 NOV – ”Forse il peggior nemico delle coste del Mediterraneo e’ il fango”. Non ci sono solo rifiuti, spadare e surriscaldamento a minacciare le biodiversita’ del Mare Nostrum. Ma anche questa presenza di cui si dice assai poco, ma che in certe aree e’ ”preoccupante” e a lungo andare rischia di ”modificare completamente la biodiversita’ dei fondali” del bacino. A lanciare l’allarme e’ Alessandro Gianni’ responsabile della Campagna mare di Greenpeace nel Mediterraneo. Il dissesto territoriale e l’aumento delle costruzioni per la pressione demografica crescente ”generano un flusso di fango che ha un forte impatto – ha detto Gianni’ ad ANSAmed a margine della proiezione in anteprima al MedFilm Festival di un nuovo documentario dell’associazione ambientalista – l’infangamento del Mediterraneo, soprattutto in certe aree e’ preoccupante e poco conosciuto”. Lo si vede in superficie, dalle torbidita’ delle acque, ma soprattutto in profondita’, dove si trovano strati di fango ”che non possono non avere effetto e porteranno ad un cambiamento”, ha detto Gianni’, precisando che questa situazione e’ visibile in Italia, in certe zone dell’Isola d’Elba e in Liguria, e anche in Libano. Accanto a questo fenomeno, gli altri problemi del Mediterraneo sono i rifiuti, la questione delle spadare e la situazione del tonno rosso, come illustra il video ‘Io mare, tu nave’, che racconta dell’incontro tra la nave Rainbow warrior e il Mediterraneo nell’estate 2006, con l’obiettivo di ”far vedere le bellezze di questo mare – ha detto l’ambientalista – ma anche per far capire che queste bellezze hanno molti nemici”. Il problema delle spadare, ha proseguito, e’ che, nonostante questo strumento di pesca sia vietato in tutto il Mediterraneo, lo si continua ad usare perche’ molto redditizio. E se negli ultimi anni in Italia si e’ riusciti a dimezzarne il numero (da 650 a 300), non si e’ pero’ ridotta la pratica nel Mediterraneo: i pescatori le hanno semplicemente vendute ai colleghi di Tunisia, Algeria e Turchia (anche il Marocco le usa, ma sono di origine spagnola). Per il tonno rosso, invece, il problema e’ la sua ”sistematica distruzione”: negli ultimi anni, ha spiegato l’ambientalista, abbiamo perso l’80-95% dello stock, per colpa anche della tecnica dell’ingrasso: l’unica possibilita’ di salvarlo e’ di ridurre le catture a 15 mila tonnellate l’anno. Attualmente se ne pescano oltre 50 mila.

Fonte: Ansa

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