Inquinamento marino, la Corte di giustizia dà ragione alla Commissione Ue

BRUXELLES. La Corte di Giustizia europea ha accolto un ricorso della Commissione ed ha annullato la decisione-quadro del Consiglio (cioè la riunione dei governi dell’Ue), che mirava a completare la direttiva rafforzando il quadro penale per la repressione dell’inquinamento causato da navi. Tale direttiva comprendeva anche «l’obbligo per gli Stati membri di prevedere sanzioni penali effettive, proporzionate e dissuasive per le persone morali o fisiche che hanno commesso, che hanno incitato a commettere o che si sono resi complici di una delle infrazioni previste dalla direttiva comunitaria».
Il Consiglio dell’Unione Europea però fissava anche il tipo ed il livello di sanzioni penali da applicare, in funzione dei danni causati dalle infrazioni alla qualità dell’acqua, alle specie animali o vegetali ed alle persone. Una decisione che la Commissione Ue non aveva ritenuto che fosse stata adottata su una base giuridica appropriata ed aveva quindi presentato un ricorso alla Corte di giustizia delle Comunità europee, facendo osservare che gli obiettivi ed i contenuti della decisione-quadro riguardavano competenze dell’Unione Europea nel quadro della politica comune dei trasporti.
La Corte di Giustizia ha dato ragione alla Comissione perché in questo settore prevale il trattato delle Comunità Europee e «questo significa che la Commissione Ue può prendere l’iniziativa della procedura legislativa e che il Parlamento europeo possa partecipare all’adozione dell’atto in causa».
Quindi il Consiglio europeo non è competente a fissare in maniera obbligatoria il livello ed i tipi di sanzioni penali che gli Stati membri devono prevedere nel loro diritto nazionale e la Corte di giustizia «ricorda che la politica comune dei trasporti si inscrive nei fondamenti della Comunità e che, nel quadro delle competenze, che le sono conferite dal trattato Ce, il legislatore comunitario può adottare misure tendenti al miglioramento della sicurezza dei trasporti marittimi.
In ragione tanto della sua finalità che del suo contenuto, la decisione-quadro ha per oggetto principale il miglioramento della sicurezza marittima e la protezione dell’ambiente. Le disposizioni di questa decisione che impone agli Stati membri l’obbligo di sanzionare penalmente certi comportamenti avrebbe dovuto essere adottata più validamente sulla base del trattato Ce.
La Corte constata, come ha già fatto nell’affaire Commissione/Consiglio, che se è vero che, in principio, la legislazione penale così come le regole della procedura penale non rilevano la competenza della Comunità» ma non è meno necessario che il legislatore comunitario (quindi la Commissione e non il Consiglio) tenga conto che «durante l’applicazione di sanzioni penali effettive, proporzionate e dissuasive da parte delle autorità nazionali competenti, costituisce una misura indispensabile per lottare contro i danni gravi all’ambiente, poter imporre agli Stati membri l’obbligo di instaurare alcune sanzioni per garantire la piena effettività delle norme pubblicate in materia di protezione dell’ambiente».

Fonte: greenreport

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