Il Mare Nero rischia di diventare come il Mar Morto

marnero2.jpgIl mare d’Azov è malato da tempo e rischia di diventare come il Mar Morto: è l’allarme lanciato in Russia da alcuni ambientalisti dopo la tempesta che nel Mar Nero, collegato al Mar d’Azov dallo stretto di Kerch, ha affondato cinque navi, di cui una petroliera che ha perso oltre 1000 tonnellate di nafta, ed altre tre imbarcazioni con un carico complessivo di circa sei mila tonnellate di zolfo. 
È come se fosse affondato un treno con 20 vagoni-cisterna, ha esemplificato Aleksei Tkaliov, governatore della regione di Krasnodar, che ospiterà i Giochi invernali a Soci nel 2014. Pesante il primo bilancio della sciagura: tre morti, una ventina di dispersi, oltre 30 mila uccelli già morti ed altrettanti contaminati. Con la minaccia di una vera e propria catastrofe ambientale tra il mar d’Azov e il Mar Nero, collegati dallo stretto di Kerch, dove il gasolio si è già in parte depositato sui fondali o avanza con macchie lunghe un chilometro, causando anche le prime morie di pesci. 
Intanto, cominciano a delinearsi le prime responsabilità. Tkaliov ha puntato il dito contro gli armatori e i capitani delle navi, in gran parte obsolete, per averle lasciate all’ancora nello stretto ignorando l’allarme meteo. “Una negligenza colposa inammissibile”, ha sostenuto. Il presidente russo Vladimir Putin ha deciso di inviare sul posto il premier Viktor Zubkov per verificare personalmente la situazione e prendere le misure più adeguate. Ma forse, avvertono gli ambientalisti, compresi gli esponenti del Wwf russo, è già tardi. In primo luogo perchè la nafta, a causa del freddo, si è già adagiata sui fondali dello stretto, profondo meno di dieci metri, con conseguenze inevitabili per la fauna marina. Le prime vittime sono stati i volatili, dato che il luogo è un importante passaggio degli uccelli migratori in rotta verso il sud in questo periodo dell’anno. La zona è abitata anche dalle tartarughe del mar Nero. Secondo gli ambientalisti la sciagura non può che compromettere ulteriormente la situazione del mar d’Azov, già inquinato da alti livelli di materiale radioattivo, nonchè da petrolio e metalli pesanti, come riporta il sito della tv Russia Today. Tonnellate di pesce in decomposizione, tra cui alcune specie geneticamente modificate, stanno diventando fenomeni familiari tra gli abitanti delle coste. Altre specie uniche si sono estinte. La salinità dell’acqua è salita del 3%. Per gli ecologisti bisognerebbe vietare la pesca commerciale per almeno 20 anni, ridurre di metà i trasporti marittimi industriali e bandire qualsiasi esplorazione di gas e petrolio. Altrimenti, di questo passo, sostengono, il mar d’Azov rischia di diventare un altro Mar Morto.
La maggior parte dell’olio combustibile “verrà rimosso dal litorale” dello Stretto di Kerch entro tre settimane, dopo la tempesta che ha spezzato in due una petroliera russa e ha fatto naufragare diversi mercantili. Le conseguenze del disastro saranno completamente eliminate entro 40 o 45 giorni, ha promesso il primo ministro russo Viktor Zubkov. “Le misure vengono prese sin da oggi, e riteniamo che il grande volume di petrolio sarà rimosso dal litorale» ha affermato Zubkov. Una commissione per sondare le ragioni che stanno dietro al disastro è stata istituita. In particolare, 600 persone e circa 40 unità sono ora al lavoro lungo la costa. Tuttavia, Mosca ha già ordinato al Ministero delle Situazioni di emergenza e al Governatorato della Regione di Krasnodar di aumentare il numero delle unità fino al 2000 – 2500. Di fatto è una corsa contro il tempo, sulle acque del mar Nero, del mare d’Azov e sullo stretto di Kerch per i soccorritori, impegnati anche nella ricerca dei corpi dei marinai dispersi nella tempesta. Le ricerche stanno andando avanti, e le persone ancora da trovare sono 20. Una dozzina di navi e quattro elicotteri battono le acque al largo del sud della Russia. Sono 5 i corpi ritrovati, dopo che un’enorme tempesta ha affondato almeno 5 navi e gravemente danneggiato molte altre. Mosca e Kiev stanno lavorando insieme per affrontare l’incidente. I premier russo e ucraino Zubkov e Yanukovich sulla scena della catastrofe  hanno potuto valutare da vicino le operazioni di salvataggio ed esaminare i danni ambientali. In particolare dopo che la petroliera russa Volganeft – 139 si è spaccata a metà, riversando più di un migliaio di tonnellate di combustibile nel Mar Nero. Due chiatte che trasportavano greggio si sono a loro volta arenate, ma si ritiene che le loro cisterne siano rimaste intatte. Affondate nello stretto di Kerch anche tre navi da carico, ciascuna contenente oltre duemila tonnellate di zolfo. Ventiquattro membri delle navi distrutte sono stati ricoverati in ospedale. Tre di essi sono in gravi condizioni. E per la fauna marina della regione è una strage. Nel frattempo, le autorità della Crimea valutano i danni causati al territorio. La tempesta ha inoltre tagliato tutte le linee elettriche della Crimea, isolando le centrali di riscaldamento e a rete idrica. Il vento ha distrutto i tetti di decine di case e abbattuto più di 500 alberi. Gravi anche le conseguenze dei danni ambientali. Per Greenpeace “il fondo marino è molto sassoso, quindi sarà difficile per raccogliere il petrolio” ha commentato Aleksey Kiselev, coordinatore di Greenpeace. Inoltre il sistema ecologico del territorio russo di Krasnodar, parte della regione che ospiterà i giochi olimpici invernali di Soci nel 2014, ha subito “gravi danni” ambientali.

Fonte: LaStampa

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