Putin vuole il tesoro sommerso di Caterina II

16a.jpgSe ne sta adagiato da tre secoli ad una quarantina di metri sui fondali finlandesi, con il suo carico misterioso di gioielli e quadri fiamminghi destinati alla zarina Caterina II: ora quel vascello potrebbe tornare a galla con i suoi tesori, tra cui forse anche dei Rembrandt. A rendere possibile il recupero, con un costo previsto tra i 25 e i 40 milioni di euro, è un accordo russo-finlandese in via di perfezionamento, discusso a Rovaniemi, in Finlandia. Ne hanno parlato insieme, dopo anni di controversie, il ministro degli esteri russo Serghei Lavrov e il suo collega finlandese Ilkka Kanerva.
 La nave, intitolata alla Vergine Maria, era stata inviata dall’imperatrice ad Amsterdam per arricchire l’Hermitage con pezzi di arte fiamminga: sculture, monili, argenteria, ma soprattutto tele, pare anche capolavori di Rembrandt e di Paulus Potter. Nel 1771, però, il vascello, ormai sulla via del ritorno, fu colpito da una tempesta e si inabissò lentamente nelle acque prospicienti l’antica città finlandese di Turku. Non è dato sapere se e quanti tesori furono salvati o trafugati dall’equipaggio durante l’affondamento, conclusosi solo nel giro di qualche giorno. Ma le cronache raccontano che Caterina II, amante dell’arte, rimase davvero addolorata e chiese disperatamente alla Svezia di condurre ricerche per recuperare il prezioso carico. Secondo alcune fonti, tra l’altro, le tele sarebbero state avvolte in tubi di piombo saldati o in contenitori lignei rivestiti di cera, per preservarle in caso di naufragio. Ma all’epoca non si riuscì a salvare nulla dalla stiva e dell’imbarcazione si perse poi ogni traccia. Fino all’estate del 1999, quando alcuni sommozzatori scoprirono casualmente il relitto di una nave tra le isole Borsto e Jurmo, a circa 180 km ad ovest di Helsinki.
 Una scoperta sensazionale, gridò all’epoca il mondo della cultura. Si scatenò subito una controversia sulla proprietà del relitto: prima a livello giudiziario tra il governo finlandese e i sub che avevano ritrovato la misteriosa nave affondata, e poi a livello diplomatico tra Helsinki e Mosca, che rivendicava la paternità di tutto. La Finlandia è scesa a più miti consigli di fronte al colossale costo delle operazioni di recupero e al loro esito incerto: nessuno, infatti, può dire con certezza che cosa è rimasto di quei tesori ed eventualmente in quali condizioni si trovano. Ma la Russia del boom petrolifero, pur di recuperare un pezzo del proprio passato, ha lasciato intendere che potrebbe aprire il portafoglio spianando la strada ad un possibile accordo con i finnici. Sul tavolo ci sono già diverse proposte, da un museo galleggiante alla ricostruzione del vascello per usarlo come attrazione turistica sulle coste russe e finlandesi.
 “È una questione di relazioni bilaterali e non un soggetto di controversia”, ha sottolineato Lavrov, al termine di una sessione del consiglio Barents- EuroArctic, per la cooperazione intergovernativa nella regione del mare di Barents. “Esperti russi e finlandesi »hanno concordato di continuare il lavoro considerando tutti gli aspetti per trovare una soluzione soddisfacente al problema”, ha aggiunto, sottolineando che la questione” è di particolare importanza per la cultura europea e mondiale, data l’importanza degli oggetti a bordo”.

Fonte: LaStampa

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