Inquinamento dalle navi, dal 24 per gli equipaggi scatta il penale

thumbs0007.jpgLIVORNO. Il 24 novembre entra in vigore la nuova disciplina sull’inquinamento delle acque provocato dalle navi: a partire da questa data quindi verranno applicate le norme penali all’equipaggio.
Il nuovo decreto legislativo 202/2007, attuativo della direttiva 2005/35/Ce prevede la reclusione fino a 3 anni e multe fino a 80 mila euro per l’inquinamento doloso e l’arresto fino a 2 anni e ammenda fino a 30mila euro per lo sversamento colposo.
Le disposizioni del decreto si applicano agli scarichi di sostanze inquinanti provenienti dalle navi a prescindere dalla loro bandiera effettuati nelle acque interne, nei porti e nelle acque territoriali italiane, negli stretti utilizzati per la navigazione internazionale soggetti al regime di passaggio di transito, nella zona economica esclusiva e in alto mare. Se in queste aree vengono versate sostanze inquinanti o ne viene causato lo sversamento il comandante della nave, i membri dell’equipaggio e anche il proprietario e l’armatore (se hanno concorso e cooperato al misfatto) ne pagheranno le conseguenze: reclusione e multa, possibile sospensione del titolo abilitante alla navigazione e possibile divieto di attracco nei porti italiani per un periodo non inferiore a un anno.
Dunque con l’introduzione di sanzioni penali (ma solo nel settore dell’inquinamento in mare provocato dalle navi), l’Italia si pone in linea con la pronuncia della Corte di giustizia europea che ha annullato la decisione quadro 2005/667/Gai recante le sanzioni penali per le condotte inquinanti delle navi. La Corte ha affermato infatti, che l’Ue può solo chiedere agli Stati membri di introdurre sanzioni penali dirette a garantire l’osservanza delle norme della direttiva ma, non stabilire direttamente tipo e livello della sanzione come invece faceva la decisione.
Del resto il compito dell’Italia e di qualsiasi altro Stato membro è quello di recepire la normativa Ue, stare ai suoi disposti e conseguire gli obiettivi stabiliti attraverso non solo la semplice traduzione in termini nazionali del disposto comunitario, ma anche tramite la predisposizione di strumenti per sanzionare condotte illecite come lo sversamento o versamento in mare di sostanze inquinanti. E se pur in ritardo rispetto alle predisposizioni comunitaria l’Italia fa il suo dovere. Il tutto sta nel vedere se effettivamente le disposizioni verranno applicate.

Fonte: greenreport

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