Moltiplicare i pesci con il miracolo dell’acquacoltura

thumbs.jpgROMA. Nell’ambito della Conferenza biennale della Fao (17-24 novembre 2007), l’organizzazione dell’Onu per l’alimentazione e l’agricoltura ha riunito a Roma i rappresentanti delle maggiori autorità mondiali del settore ittico, per discutere del contributo dell’acquacoltura allo sviluppo sostenibile.
A causa dell’incremento demografico, nel 2030 ci vorranno 37 milioni di tonnellate di pesce in più all’anno per mantenere gli attuali livelli di consumo ittico, ma la pesca da cattura tradizionale è ormai al livello massimo di sforzo di cattura (anzi lo ha superato) e secondo la Fao «la pesca d’allevamento rappresenta l’unica risorsa per colmare il deficit. Tuttavia sarà in grado di farlo solo se sviluppata e gestita in modo responsabile».
L’allevamento dei pesci nell’ultimi 25 anni è stato il settore di produzione alimentare con il più rapido tasso di crescita al mondo, l’8,8% dal 1970. Nello stesso periodo la produzione zootecnica ha registrato un incremento di “solo” il 2,8% annuo. Il 45% del pesce consumato al mondo, 48 milioni di tonnellate, viene dall’acquacoltura. Ma nel 2030, per sfamare i due miliardi in più di persone, l’acquacoltura dovrà riuscire a produrre 85 milioni di tonnellate all’anno in più (praticamente il doppio) se vuole mantenere gli attuali livelli di consumo pro-capite, un consumo che però sta aumentando con la crescita di Paesi come India e Cina.
Il direttore generale della Fao Jacques Diouf, ha ricordato che «la crescita dell’acquacoltura dovrebbe diventare una priorità dell’agenda internazionale dello sviluppo. Saranno necessarie decisioni politiche sagge sull’utilizzazione delle risorse naturali quali l’acqua, la terra, le sementi ed il foraggio oltre che una gestione ambientale responsabile per sostenere e valorizzare la crescita dell’aquacoltura».
Un documento Fao presentato alla riunione ministeriale sottolinea che «non solo la pesca d’allevamento aiuta a ridurre fame e malnutrizione, fornendo alimenti ricchi di proteine, acidi grassi, vitamine e minerali, ma anche contribuisce in modo significativo alla sicurezza alimentare creando posti di lavoro e fornendo reddito. In Asia, ad esempio, l’allevamento ittico dà occupazione diretta a circa 12 milioni di persone».
E se in Asia l’acquacoltura è sviluppata e risolve molti problemi di sussistenza di intere comunità, l’Africa è l’unico continente che non beneficia del boom dell’allevamento di pesci ed anche l’unica area dove il consumo pro-capite è in calo. La produzione ittica d’allevamento globale dell’Africa è inferiore all’uno per cento, eppure, si legge nel documento Fao. «L’Africa ha un buon potenziale di risorse per la crescita dell’acquacoltura, e dovrà essere una “regione prioritaria” degli aiuti mirati alla promozione dello sviluppo dell’acquacoltura».

Fonte: greenreport

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