Cts Ambiente, appello per tutelare gli squali nel Mediterraneo

sharkcts.jpg«La notizia giunge dalla Iucn, l’Unione Internazionale per la Conservazione della Natura, ma è la cronaca di una morte annunciata già dal Cts Ambiente alla fine dell’estate, quando da un’indagine condotta durante la campagna ambientalista Il Veliero dei Delfini è emerso che il 90% degli italiani non è consapevole di mangiare carne di squalo. Dato questo che sottolinea, ancora una volta, la scarsità di informazioni sugli squali e in generale sulle specie considerate commerciabili. Non solo gli italiani sono dei grandi mangiatori di squalo ma anche grandi importatori: nel solo 2006 ben 13.000 tonnellate di prodotti hanno oltrepassato le frontiere italiane». Lo riferisce Cts Ambiente lanciando un appello al ministro dell’Agricoltura, Paolo De Castro, e al ministro dell’Ambiente, Alfonso Pecoraro Scanio.
«Il rapporto Iucn evidenzia come il 42% di squali e razze siano a rischio estinzione e come per il 26% di questi i dati a disposizione siano insufficienti a studiarne le caratteristiche fisiche e comportamentali – continua Cts Ambiente – La criticità che presenta la popolazione di questi animali unita alla povertà di dati rende ancora più difficile predisporre azioni mirate alla loro conservazione. E ancor di più difficile comprensione è la decisione della Cites (Convenzione sul commercio internazionale delle specie di fauna e flora selvaggia minacciate) dello scorso giugno di non inserire tra le specie protette soggette a restrizioni commerciali anche lo squalo smeriglio e spinarolo».
«Per cercare di avere una visione quanto più reale possibile sulla situazione squali nel Mediterraneo fondamentale è l’aiuto che proviene dai pescatori – spiega Cts Ambiente – Lo scorso 3 novembre è stato accidentalmente pescato nelle reti da posta al largo di Anzio un esemplare giovane di squalo elefante di 3,50 metri. Il pescatore e la Capitaneria di Porto hanno sollecitato l’intervento della biologa marina Simona Clò, responsabile del Settore Conservazione e Natura del Cts e membro dello Shark Specialist Group Mediterraneo della Iunc che, seppur evidenziando la criticità dell’accaduto, ha potuto iniziare, attraverso il prelevamento di campioni di muscoli e della colonna vertebrale, la raccolta di una serie di informazioni che confluiranno nella banca dati Mediterranea che consentirà di studiare, fra le altre cose, la genetica della specie».
«Il rapporto consegnatoci dalla Iucn accresce di gran lunga l’allarme che Cts Ambiente ha lanciato in questi ultimi tempi – dichiara Simona Clò del Cts Ambiente – Più di 30 specie sono a rischio estinzione e solo 3 sono protette: lo squalo bianco, elefante e la manta. È importante ricordare che lo squalo elefante è il pesce più grande del Mediterraneo e che pur non essendoci dati numerici sufficienti sulla presenza della specie, si è notato un declino costante della specie nel Mediterraneo».
«La cattura accidentale in diverse attività di pesca e le collisioni con i mezzi nautici sono le principali cause della rarefazione della specie – conclude Cts Ambiente – È del tutto inoffensivo perchè si nutre soltanto di plancton (cioè di piccolissimi organismi acquatici che vivono sospesi nell’acqua in balìa delle onde e delle correnti). Per poter mangiare a sufficienza è costretto a nuotare tenendo la bocca sempre aperta. Spesso viene avvistato in prossimità della costa, sale frequentemente in superficie per nutrirsi, per questo motivo si può avvistare facilmente».

Fonte: La Stampa.it

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