Il pesce è muto ma ci sente benissimo

celli88-309x215.jpgSappiamo che i pesci ci vedono, ma sono anche provvisti di udito? Tempo fa, a uno scienziato noto in tutto il mondo per avere scoperto il linguaggio delle api, Karl von Frisch, fu posto il quesito se il pesce gatto sia in grado di percepire dei suoni.
 

Dubbi sulla vivisezione – L’accertamento scientifico poteva procedere per via anatomica: dissezionando il pesce, e andando a vedere se esisteva una qualche struttura sospetta di funzionare come un orecchio. Però, per far questo, si doveva uccidere la cavia, e la cosa poteva non riuscire gradita a tutti.
 
Il “pesce di Pavlov” – Karl von Frisch era un etologo, uno scienziato che di solito pone delle domande agli animali senza far loro nulla di male, limitandosi a osservare il loro comportamento. Decise così di ricorrere alla pratica dei riflessi condizionati di Ivan Pavlov. Come? Ve lo spiego subito. Cominciò ad alimentare con del mangime appropriato un pesce gatto posto in una boccia di cristallo, come quelle che teniamo in salotto. Il pesce, quando vedeva piovere la manna dal cielo, saliva in superficie per papparsela. Però, mentre distribuiva il cibo, von Frisch suonava un flauto, per modo che il pesce, se non era sordo, associasse l’elargizione al suono. Per cui, a un certo punto suonò il flauto senza distribuire il mangime, e vide che il pesce saliva puntualmente in superficie. Era chiaro che ci sentiva, e che per lui ormai il suono del flauto era diventato l’equivalente della frase “a tavola” tra noi uomini. E sottolineo con piacere che la cosa fu accertata senza dovere far ricorso al bisturi.

L’orecchio sottomarino – Ho parlato, poco fa, del fatto che i pesci non sono sordi. Però, il loro orecchio è molto particolare e decisamente diverso dal nostro. Anzi, possiamo affermare che si tratti dello strumento dell’udito all’origine di tutti i congegni fisiologici atti a percepire i suoni dei vertebrati. Quando ascoltiamo una fuga di Bach dobbiamo pensare di quanto siamo debitori ai pesci.
 
Percepisce le vibrazioni – L’organo dell’udito del pesce non è visibile all’esterno, anche se non risulta per nulla rudimentale. In realtà, si tratta di un organo che consente all’animale di stare in equilibrio e nel contempo di percepire le vibrazioni dell’acqua circostante. L’equilibrio è ottenuto mediante dei corpuscoli, detti otoliti, che sono, per dirla in breve, dei sassolini che urtano delle cellule sensitive conferendo all’animale una postura corporea corretta. La linea laterale, l’orecchio vero e proprio, è formato da una successione di forellini, disposti, fila indiana lungo tutto il corpo del pesce. Ogni forellino presenta una cellula dotata di una ciglia e di un’altra cellula che la sostiene.
 
Strategie evolutive – Queste ciglia possono essere a diretto contatto con l’acqua, oppure dentro un ammasso gelatinoso. Mentre le ciglia libere fluttuano agitate direttamente dalle variazioni della pressione del liquido in cui il pesce è immerso, la massa gelatinosa si deforma, e comunica alle ciglia ospiti lo stato dell’acqua, fungendo, per dir così, da intermediaria. La linea laterale permette, captando e informando il suo possessore delle vibrazioni del mondo liquido esterno, l’espletamento di talune importanti funzioni di sopravvivenza: consente al pesce di percepire la presenza di un ostacolo oppure la localizzazione di una preda. O l’avvicinamento di un nemico, se è il caso.

L’udito dello squalo – Ho parlato della linea laterale dei pesci, una fila di forellini che percorre tutto il corpo dell’animale e che lo informa sulle vibrazioni di pressione dell’acqua. Gli squali, questi predatori molto temuti, anche se in fondo in fondo a torto, dato che non sono quei mangiatori di uomini che si millanta, presentano una particolare sensibilità alle vibrazioni di pressione dell’acqua. Se cadete da una barca, e nei dintorni presumete che ci siano degli squali pericolosi, la cosa più sbagliata che potete fare è agitarvi e muovervi convulsamente nel mezzo liquido. Il vostro starnazzare crea, difatti delle onde di compressione che vanno a colpire il pesce, risvegliando il suo istinto predatorio, e il suo appetito. Tra l’altro, ciò facendo gli fornite anche la possibilità di localizzarvi. Infatti, supponete che la linea laterale di destra del predatore sia più sollecitata di quella di sinistra. Lo squalo si girerà, mettendosi così proprio nella vostra direzione. E allora, auguri, perché se ha fame, diventerete il suo pranzo, o la sua cena se l’incontro tra voi e lui si verifica di pomeriggio.
 
Un divoratore indefesso – Pensate che lo squalo quando viene preso dalla frenesia del cibo, mangia di tutto. Nello stomaco di un esemplare di sette metri, catturato, e a ventre aperto, è stato rinvenuto un copertone d’auto, una tanica di benzina vuota, il collare di un grosso cane e così via. Parlare di un appetito pantagruelico, sembra quanto mai appropriato.

Intervento dell’etologo Giorgio Celli(in foto)

Fonte: animali.tiscali.it

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