L’illusoria protezione dei mari del nord

Si aggira tra il 40 e il 60 per cento la quantità dei pesci del nord Europa che, una volta catturati e uccisi, vengono rigettati nel mare. Migliaia di tonnellate di pesce continuano, dunque, ad essere sprecate dai pescherecci del Nord Europa a causa, secondo l’industria ittica, delle quote di pesca fissate dall’Unione Europea.
Stabilite con l’obiettivo di ridurre i danni di uno sfruttamento eccessivo delle risorse marine, le quote dell’UE pongono dei limiti per la cattura di alcune specie ittiche. Capita però che i pescherecci vadano avanti nelle loro attività, eccedendo nella quantità del pescato o catturando pesci di taglie inferiori a quelle consentite.
Per rispettare le norme vigenti le imbarcazioni si sbarazzano del pescato “fuori-legge” prima di entrare in porto, vanificando il tentativo di tutela degli stock ittici e sprecando un’enorme quantità di risorse alimentari.
In risposta alle paure dell’industria ittica britannica, che rischia di rimanere danneggiata da uno spreco così consistente, le istituzioni stanno spingendo per incrementare le quote di pesca.
Secondo i ministri, la riduzione dei limiti, per lo meno finché non saranno disponibili tecnologie e reti calibrate che consentano la cattura dei soli esemplari autorizzati, è il solo modo per evitare gli attuali sprechi.
In questo modo però si rischia di perdere completamente il controllo di una situazione gia disastrosa. Stock di pesci comuni, come aringhe, salmoni e merluzzi, stanno andando incontro ad un calo eccessivo del numero degli esemplari adulti. Per evitare il rischio di estinzione di queste specie continua a battersi il mondo ambientalista.
Da Greenpeace al WWF si concorda sul fatto che non abbia senso sprecare pesce di qualità per rispettare le quote. Allo stesso tempo però mantengono una chiara posizione: in primo luogo è necessario creare delle aree con divieto assoluto di pesca.
Non esiste un adeguata protezione dell’ambiente marino e, secondo Greenpeace, sarebbe necessario creare una rete di riserve su vasta scala, con un estensione pari circa al 40 per cento della superficie marina. Nell’attesa di un passo significativo verso la protezione, e di tecnologie adeguate che permettano la pesca selettiva, limitare la cattura era, ed è, necessario per evitare il declino degli stock ittici dei mari del nord.

Fonte: ModusVivendiBlog

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