Ecco il pesce “contadino”. Coltiva alghe e poi le mangia.

damigella.jpgAnche i pesci, così come alcune formiche, termiti, coleotteri e lumache, sono degli agricoltori. Nelle acque dell’arcipelago di Ryukyu, tra Giappone e Taiwan, la damigella bruna (Stegastes nigricans), un piccolo pinnuto di circa 15 centimetri di lunghezza, coltiva (e si nutre) delle alghe rosse del genere Polysiohonia, che non potrebbero vivere senza le cure di questo animale. <<Il pesce dipende dall’alga come fonte alimentare, ma le alghe possono sopravvivere unicamente se vengono coltivate dalla damigella – sottolinea Hiroki Hata biologo marino dell’ Università di Kyoto. Queste alghe crescono unicamente all’interno di aree presidiate dai pesci, che si alimentano escusivamente all’interno di queste zone>>. Le alghe Polysiphonia si sviluppano solo grazie alle amorevoli cure dei pescetti. La conferma è stata ottenuta isolando con delle reti le aree <<coltivate>>. In totale assenza di animali erbivori, le alghe vengono ricoperte e soppiantate da altre specie nel giro di una settimana. Se l’accesso a queste zone viene invece impedito unicamente alle damigelle, sono sufficienti invece un paio di giorni a pesci e invertebrati erbivori per <<spazzolare>> i giardini. Complessivamente i ricercatori giapponesi hanno scoperto che sono quattro le specie di alghe adattatesi a questa particolare vita. Intrusi come ricci e stelle di mare sono malvisti e se tentano di entrare nella zona presidiata dalle damigelle vengono prontamente cacciati. Parallelamente, se alghe di altre specie cercano di insediarsi nella zona <<coltivata>>, vengono sapientemente estirpate dai pesci, per evitare che le proprie beniamine siano private dello spazio necessario a svilupparsi. Hiroki Hata, e Nancy Knowlton dell’Università di La Jolla (California) sono ora in partenza per le barriere coralline di Panama per studiare in questa zona in comportamento delle damigelle brune e capire come può nascere la singola relazione con le alghe. Per il momento l’ipotesi più accreditata è che si formi una <<piantagione>> quando spore o frammenti delle alghe Polysiphonia si insediano naturalmente in qualche angolo della barriera, curato poi dai pesci. I ricercatori ritengono infatti poco probabile che le damigelle possano in qualche modo facilitare la creazione di una nuova zona coltivata, trasferendo una parte delle alghe o dei loro frammenti, in una nuova area da colonizzare. Formiche, termiti e coleotteri scolitidi, oltre che una lumaca marina (Littoraria irrorata) sono invece allevatori di funghi. La relazione fra le termiti e formiche e i funghi coltivati costituisce un impressionante esempio di simbiosi: questi insetti usano materiale vegetale dea loro consumato per nutrire i funghi e consentire la loro crescita, mentre il fungo converte a propria volta piante indigeribili in nutrienti, che gli insetti possono così utilizzare. In realtà il rapporto simbiotico è ancora più complesso, in quanto gli animali si avvalgono della collaborazione di particolari batteri <<ausiliari>> per combattere lo sviluppo di parassiti dei funghi. La formica Myrmelachista schumanni, è invece la responsabile dei <<giardini del diavolo>>, grandi raggruppamenti di alberi nella foresta amazzonica costituiti quasi interamente da una sola specie, Durona irsuta, e coltivati, secondo le leggende locali, da uno spirito malvagio della foresta. La formica fa il nido nel tronco di questi alberi e avvelena con acido formico tutte le piante tranne D.irsuta. In questo modo assicura alle proprie colonie una quantità abbondante di zone dove fare in nido.

Fonte: Aqva

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