Polarstern fa rotta verso l’Antartico

20071129_3.jpgIl 28 novembre la nave da ricerca tedesca Polarstern è partita da Città del Capo per la sua ventiquattresima spedizione verso le acque ghiacciate dell’Oceano Antartico. A bordo dell’imbarcazione si trovano 53 scienziati di otto nazioni che svolgeranno ricerche correlate al clima nel quadro dell’Anno polare internazionale (IPY). In un altro punto dell’Antartico, i ricercatori del progetto ANDRILL considerano un grande successo la loro seconda stagione di perforazione sotto il fondale oceanico.
Durante la spedizione di dieci settimane, i ricercatori della Polarstern studieranno la biodiversità e le correnti oceaniche nel Mare di Lazarev e nella parte orientale del Mare di Weddell. «Grazie ai progetti dei nostri ricercatori sarà possibile comprendere meglio i processi fisici e biologici associati alla Corrente circumpolare antartica e al vortice di Weddell, che svolgono entrambi un ruolo fondamentale per il clima della Terra», ha spiegato il ricercatore capo Ulrich Bathmann, professore presso l’Istituto Alfred Wegener per la ricerca polare e marina.
I ricercatori concentreranno i loro sforzi su tre progetti IPY: SCACE («Synoptic Circum-Antarctic climate and ecosystem study», «Studio sinottico del clima e dell’ecosistema circumantartici»), LAKRIS («Lazarev Sea krill study», «Studio del krill del Mare di Lazarev») e ANDEEP-SYSTCO («Antarctic benthic deep-sea biodiversity: colonisation history and recent community patterns – system coupling», «Biodiversità abissale bentonica antartica: storia della colonizzazione e modelli comunitari recenti, accoppiamento del sistema).
Come si evince dal nome, il progetto SCACE prevede lo studio delle interrelazioni fisiche e biologiche nella Corrente circumpolare antartica. Questa ampia corrente circonda l’intero continente antartico e collega tutti i grandi oceani.
«Questa vasta corrente oceanica trasporta sia energia termica che acqua dolce, svolge un ruolo centrale nei cicli oceanici del materiale dissolto e contiene una serie di ecosistemi diversi che possono subentrare l’uno all’altro con la variazione dei regimi climatici», ha affermato il professor Bathmann. «Le alghe planctoniche coinvolte hanno un elevato potenziale di assorbimento del biossido di carbonio atmosferico». L’Oceano Antartico è particolarmente sensibile al cambiamento climatico e i dati raccolti dall’équipe del progetto SCACE costituiranno un utile parametro per quantificare i futuri cambiamenti.
Il progetto LAKRIS riguarda le minuscole creature simili ai gamberi chiamate krill. Gli scienziati ne studieranno il ciclo di vita, la distribuzione e la fisiologia delle popolazioni nel Mare di Lazarev in quanto per essi la capacità dei krill di adattarsi a potenziali cambiamenti ambientali riveste particolare interesse.
Il terzo progetto, ANDEEP-SYSTCO, è incentrato sul fondale oceanico che circonda l’Antartide. Nell’ambito di questo progetto i ricercatori analizzeranno le interazioni tra l’atmosfera, la colonna d’acqua e il fondale oceanico, a diversi metri di profondità.
«Poiché dalla ricerca sui fondali marini continuano a emergere mondi di cui ignoravamo l’esistenza, ci aspettiamo di acquisire nuove e affascinanti conoscenze sulla diversità biologica dell’oceano, forse persino di scoprire specie non ancora conosciute», ha osservato il professor Bathmann. Il progetto ANDEEP-SYSTCO sarà guidato dalla professoressa Angelika Brandt, dell’Università di Amburgo. La studiosa ha fatto parte di un’équipe che all’inizio dell’anno ha rivelato gli elevati livelli di diversità riscontrati negli abissi dell’Oceano Antartico in un articolo pubblicato sulla rivista «Nature». Tale lavoro si basava anche sulle ricerche svolte a bordo della Polarstern.
In un altro punto dell’Antartico, la seconda stagione di perforazione del progetto ANDRILL (Antarctic geological Drilling, Perforazione geologica dell’Antartide) volge al termine. Secondo gli scienziati di questo progetto internazionale, i risultati hanno «superato ogni aspettativa».
Finora, la squadra di perforazione ha estratto dal fondale oceanico di McMurdo Sound una carota di roccia lunga oltre 1 000 metri; si tratta quindi della seconda carota di roccia estratta in maggiore profondità dell’Antartide. Obiettivo della perforazione di quest’anno era recuperare sedimenti risalenti al periodo miocenico. Tra i 17 e i 14 milioni di anni fa, la Terra è passata da un clima caldo a uno molto più freddo. All’epoca, si era formato uno strato di ghiaccio quasi permanente sull’Antartide orientale.
«È esattamente ciò che speravamo», ha affermato David Harwood, dell’Università del Nebraska-Lincoln, a proposito della nuova carota. «Se uniamo a questa la perforazione che abbiamo eseguito l’anno scorso, risalente a un’epoca immediatamente anteriore a questa, otteniamo più di due chilometri di storia geologica. Ciò che abbiamo recuperato è fenomenale. Nella carota di roccia è presente una grandissima diversità, di gran lunga maggiore rispetto a quella che possiamo assimilare attualmente. Occorrerà diverso tempo per elaborare pienamente le informazioni dinamiche paleoambientali e paleoclimatiche contenute nella carota.»
«Grazie all’ultima carota estratta, ora disponiamo di informazioni più complete sul medio Miocene e di maggiori conoscenze su un’epoca più fredda, e questo era uno dei nostri obiettivi fondamentali», ha dichiarato Fabio Florindo dell’Istituto nazionale italiano di geofisica e vulcanologia. «Emergeranno dati importanti quando analizzeremo il nostro reperto congiuntamente ai risultati ottenuti la scorsa stagione. Questa è una ricerca entusiasmante e avrà grande risonanza all’interno della comunità scientifica».
Le sezioni della carota saranno analizzate brevemente nell’Antartico prima di essere mandate all’Antarctic Marine Geology Research Facility (Centro di ricerca sulla geologia marina antartica) dell’Università di stato della Florida, dove verranno conservate e saranno oggetto di studio a lungo termine.

Per ulteriori informazioni consultare:
Istituto Alfred Wegener: http://www.awi.de
ANDRILL: http://www.andrill.org
Anno polare internazionale: http://www.ipy.org

Fonte: Cordis

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