Una diga sul Mar Rosso

1319346.jpgUna diga sul Mar Rosso potrebbe risolvere i problemi energetici dovuti alla sempre crescente domanda da parte dei paesi del Medio Oriente. A sostenerlo è un gruppo di ingegneri dell’Università di Utrecht diretti da Roelof Dirk Schuiling che in un articolo sulla rivista “Journal of Global Environmental Issues” illustra le potenzialità e i problemi del progetto.
La tecnologia attuale permette, secondo i progettisti olandesi, di pensare di passare dalla costruzione di impianti idroelettrici su fiumi a impianti destinati a controllare ampi spazi marini. Un progetto a macro-scala di questo tipo è già stato pensato per lo stretto di Hormuz, all’inizio del Golfo Persico. Questa barriera dovrebbe permettere di sfruttare il ciclo di evaporazione dell’acqua marina per produrre notevoli quantità di elettricità.
Secondo Schuiling una diga costruita all’altezza dell’imbocco del Mar Rosso, a Bab-al-Mandab, capace di regolare l’afflusso di acqua marina nel Mar Rosso, dove l’evaporazione particolarmente intensa e rapida avrebbe potenzialità ancora superiori, creando le condizioni per la costruzione di un impianto idroelettrico da 50 gigawatt di potenza. Per confronto, sottolinea Schuiling, il più grande impianto nucleare statunitense, a Palo Verde, arriva a soli 3,2 gigawatt.
Per stessa ammissione Schuiling “Un progetto di questo genere influenzerebbe in modo drastico l’economia, la situazione politica e l’ecologia della regione, e i suoi effetti potrebbero avere ricadute ben al di là dei limiti fisici e politici del progetto.” In particolare Schuiling ammette che si avrebbe una massiccia devastazione degli attuali sistemi ecologici della regione, con un impatto di portata internazionale sull’ambiente, sul turismo, sulla pesca e sui trasporti, ma ritiene che il progetto andrebbe preso in considerazione alla luce del notevole risparmio di emissioni di gas serra che consentirebbe e dell’ingente quantità di energia di fonte non fossile che potrebbe fornire sul lungo periodo.
E conclude: “Se i paesi che si affacciano sul Mar Rosso decidessero in favore del macro-progetto, è loro responsabilità limitarne il più possibile le conseguenze negative.” Un appello che lascia a dir poco perplessi se si pensa anche solo a quanto è successo alle popolazioni che abitavano nelle regioni inondate dalle acque della diga delle Tre Gole, in Cina.  (gg)

Fonte: LeScienze

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One Response to Una diga sul Mar Rosso

  1. claudio vasapollo ha detto:

    é incredibile pensare alle ripercussioni non solo in termini ecologici ma anche politici e sociali. Se è vero che la diga porterà energia pulita a quel bacino di utenza, è anche vero che a relativamente lungo termine non lascerà nientaltro a quelle persone. I cicli biologici cambieranno in maniera drastica. non ci sarà più apporto di nuove larve dall’oceano indiano nè un esportazione delle stesse dal mar rosso. si innescherà un meccanismo di isolamento genetico che potrebbe essere deleterio alle specie viventi perchè le indebolirebbe. basterebbe un virus o un altro agente patogeno per sterminare tutto. La salinità aumenterebbe a dismisura limitando ulteriormente l’apporto idrico dall’oceano indiano. E chi controllerebbe questa diga? Lo yemen? Il Sudan? La Somalia? E cosa succederà alle popolazioni? vivono di turismo molti di loro. Penso all’egitto o allo stesso Sudan. Gli ingegneri che hanno fatto il progetto lo sanno benissimo, ne sono consapevoli. Possibile che questa possa essere una soluzione? é come dire che il problema della pesca si risolve uccidendo tutti i pesci o peggio tutti i pescatori. Perchè creare energia pulita devastando un’ ecosistema? Sarebbe come far guarire da una malattia un paziente dandogli del cianuro. Mi viene in mente quella battuta che dice: “L’operazione è riuscita ma il paziente è morto” Uccidiamo la terra creando impianti di energia pulita.

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