Tutti a bordo dell’Aurora Borealis, il rompighiaccio da ricerca europeo

20071212_4.jpgDieci nazioni europee hanno accettato l’invito a salire a bordo della nave da ricerca polare più avanzata che il mondo abbia mai visto, quando nel 2014 salperà.
Aurora Borealis, il rompighiaccio da ricerca europeo frutto del lavoro della Fondazione europea della scienza (FES), dell’Istituto Alfred Wegener per la ricerca polare e marina (Germania) e del ministero federale tedesco per l’Istruzione e la ricerca, punterà a essere la prima nave da ricerca d’avanguardia a esplorare e conquistare l’Oceano Artico.
Attualmente il progetto riunisce 16 istituti, agenzie di finanziamento e imprese di 10 paesi europei (Belgio, Bulgaria, Finlandia, Francia, Germania, Italia, Paesi Bassi, Norvegia, Romania e Russia). La FES spera di riuscire ad attirare l’interesse di un maggior numero di Stati per il suo viaggio metaforico verso acque sconosciute.
«Al momento non abbiamo un’ammiraglia europea e quindi occorre stabilire quale nazione dovrà farsene carico e, trattandosi di una nave di proprietà internazionale, si può comprendere quanto sia ardua questa impresa», afferma Nicole Biebow, responsabile del progetto e scienziata presso l’istituto Alfred Wegener. «Dobbiamo stabilire quale sarà il porto di attracco di questa nave. Inoltre, che cosa accadrà nel caso di un incidente? Di chi sarà la responsabilità di un’eventuale fuoriuscita di petrolio sul ghiaccio, ad esempio?»
Nonostante svolga un ruolo cruciale nell’evoluzione dei cambiamenti climatici, l’Oceano Artico continua a rimanere un mistero, poiché nessuna nave al mondo è mai stata in grado di raggiungere il centro di questo sottobacino.
Secondo lo European Polar Board (EPB), questa mancanza di dati rappresenta una delle maggiori lacune informative della moderna scienza della Terra. L’EPB vuole fare in modo che il nuovo rompighiaccio sia dotato di apparecchiature di trivellazione in grado di perforare la banchisa, nelle acque settentrionali o meridionali, e poi di eseguire trivellazioni a 1 000 metri sotto il fondale oceanico, galleggiando su una stazione posta esattamente al di sopra di 5 000 metri di mare e ghiaccio marino.
Con oltre 60 scienziati da tutta Europa, l’Aurora Borealis permetterà anche di raccogliere dati ed effettuare analisi ambientali in periodi dell’anno (in particolare fine autunno, inverno e inizio primavera) in cui la regione artica non è mai stata visitata. In questo modo, potrebbe fornire risposte sulla storia geologica dell’Oceano Artico, mentre altri strumenti misureranno il trasporto di contaminanti attraverso aria, acqua e ghiaccio.
Questa nave diesel-elettrica sarà dotata di due «moon pool», ossia di due aperture dello scafo che danno sull’oceano: una per l’equipaggio di perforazione e l’altra per i biologi che utilizzeranno strumenti remoti e sommergibili per esplorare tutti gli aspetti della vita al di sotto della banchisa, tra cui anche lo strano assortimento microbico che preserva la vita durante la notte polare e che poi, con i primi raggi di sole, innesca un’esplosione di produttività ogni primavera.
La progettazione e la preparazione dell’Aurora Borealis continueranno fino al 2011, mentre i costruttori inizieranno probabilmente ad assemblare lo scafo nel 2012; pertanto, la nave potrebbe solcare gli oceani a partire dal 2014, iniziando così a rispondere ad alcuni dei grandi interrogativi della scienza oceanica che sono rimasti senza risposta negli ultimi 40 anni.
La Commissione europea ha inserito il progetto Aurora Borealis nella tabella di marcia del Forum strategico europeo sulle infrastrutture di ricerca (ESFRI), ritenendo che fosse necessario attribuire la massima priorità scientifica allo sviluppo di questa infrastruttura su vasta scala per la ricerca di base nello Spazio europeo della ricerca (SER).

Fonte: Cordis

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