Documenti tributari e discariche dell’immondizia per studiare la storia della pesca europea

20071213_3.jpgGli scienziati dell’iniziativa History of Marine Animal Populations (Storia delle popolazioni animali marine) si sono immersi negli archivi storici e hanno rovistato nelle discariche preistoriche nel tentativo di comprendere come sono cambiate nel tempo le popolazioni ittiche dei mari nordeuropei.
I ricercatori, il cui lavoro rientra nell’iniziativa internazionale «Census of Marine Life», hanno pubblicato le loro conclusioni in 14 articoli in un numero speciale della rivista «Fisheries Research». L’UE ha finanziato gran parte della ricerca.
Nella loro introduzione alla raccolta di articoli, Henn Ojaveer dell’Università di Tartu (Estonia) e Brian MacKenzie dell’Università tecnica della Danimarca spiegano il motivo per cui tali studi sono così importanti.
«I risultati di ricerche come questi e simili offrono contributi importanti alla creazione di nuovi punti di partenza per la gestione degli ecosistemi marini, tra cui le strategie di conservazione per le risorse viventi eccessivamente sfruttate», scrivono.
Uno studio di ricercatori danesi ha analizzato più di 100 000 ossi di pesce rinvenute negli insediamenti dell’età danese della pietra. Nel periodo compreso tra il 7 000 e il 3 000 a.C., le acque attorno alla Danimarca erano più calde e salate di oggi. Le ossa dei pesci rivelano che a quei tempi le acque erano popolate di quelle che noi consideriamo specie di acqua calda, quali acciughe e tanute.
Oggigiorno tali specie vivono molto più a sud, ad esempio nelle acque più calde del Mediterraneo. Tuttavia, negli ultimi 10-15 anni, complice l’innalzamento delle temperature, hanno fatto ritorno nelle acque danesi.
Viste le temperature più alte nell’età della pietra, gli scienziati sono rimasti sorpresi di rinvenire un numero elevato di resti ossei di merluzzo tra i campioni raccolti. Alcuni studi hanno dimostrato che il calo delle popolazioni di merluzzi registrato negli ultimi anni è parzialmente riconducibile all’aumento delle temperature del mare, che minaccia la sopravvivenza degli esemplari più piccoli nel Mare del Nord.
Secondo i ricercatori, i merluzzi dell’età della pietra erano in grado di sopportare le temperature più elevate perché erano soggette a meno pressioni in termini di pesca.
«I risultati dimostrano che con il cambiamento climatico si verificheranno trasformazioni importanti nella fauna ittica vicino alla Danimarca», scrivono gli scienziati. «Tuttavia, le popolazioni di merluzzi sfruttabili possono essere potenzialmente mantenute nelle acque in prossimità della Danimarca, compreso il Mare del Nord, ma la vulnerabilità al cambiamento climatico e il rischio del crollo delle riserve sono destinati ad aumentare se verranno mantenuti gli attuali livelli elevati di mortalità dei pesci.»
Nel contempo, i ricercatori lettoni ed estoni hanno studiato con attenzione i documenti fiscali della capitale lettone, Riga. Alla fine del XVII secolo, l’Europa era vittima della morsa del gelo causata dal periodo più freddo della piccola era glaciale. A quei tempi, Riga era il centro più grande del Baltico orientale e il luogo principale di smercio del pesce per i pescatori della regione.
Tutti i pescatori che vendevano il pesce a Riga erano soggetti a una tassa speciale, amministrata dal Treasury College di Riga. I ricercatori hanno attinto a tali documenti per scoprire quali specie fossero presenti nel Golfo di Riga in quell’epoca particolarmente fredda della nostra storia.
I documenti tributari hanno rivelato che gran parte del pescato era composto da aringhe, passere nere e blenni anguillari, conosciute tutte come specie in grado di tollerare il freddo. Le specie che preferiscono le acque più calde e che sono relativamente comuni al giorno d’oggi, quali il pesce persico, rappresentavano meno dell’1% del pescato.
In particolare, la pesca delle aringhe è sembrata particolarmente vulnerabile ai cambiamenti climatici: nel periodo dal 1685 al 1696, anni di inverni particolarmente rigidi, il pescato ha registrato notevoli diminuzioni. Nel contempo, i cambiamenti che hanno interessato la pesca delle passere e dei blenni vivipari sono stati determinati da fattori socioeconomici quali la domanda del mercato.
Il sostegno comunitario agli studi è stato garantito da tre progetti del Sesto programma quadro (6° PQ). Le reti di eccellenza MarBEF («Marine biodiversity and ecosystem functioning», Biodiversità marina e funzionamento degli ecosistemi) e EUR-OCEANS («Ocean Ecosystems Analysis», Analisi degli ecosistemi oceanici) sono finanziate entrambe a titolo dell’area tematica «Sviluppo sostenibile, cambiamento globale ed ecosistemi», mentre il progetto INCOFISH («Integrating multiple demands on coastal zones with emphasis on aquatic ecosystems and fisheries», Integrazione delle domande multiple nelle zone costiere con enfasi sugli ecosistemi acquatici e la pesca) è finanziato a titolo dell’area «Cooperazione internazionale».

Per maggiori informazioni visitare:
Census of Marine Life:
http://www.coml.org

«Fisheries Research»:
http://www.elsevier.com/locate/fishres

Fonte: Cordis

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