Il mare sempre più vittima dei comportamenti umani

Il mare ci è amico, quasi sempre almeno e sicuramente tutte le volte che ci permette di navigarci sopra per scopi commerciali, turistici o militari. Certo, è capitato che le sue acque si ribellassero al nostro sfruttamento troppo spesso unilaterale, ma sono molte di più le volte in cui abbiamo potuto attingere dalle sue profondità il necessario per la sopravvivenza e non solo.
Noi uomini non rispettiamo quasi mai i suoi tempi di rigenerazione della fauna e sempre più frequentemente abbandoniamo sui suoi fondali ricordini indelebili quali i veleni delle nostre navi da trasporto.
A tal proposito è stato pubblicato nella «Gazzetta ufficiale» n. 261 del 9 novembre scorso il decreto legislativo 202 recante l’attuazione della direttiva 2005/35/CE relativa all’inquinamento dalle navi e alle conseguenti sanzioni previste per incentivare il miglioramento della sicurezza marittima e la protezione dell’ambiente marino.
Questo provvedimento sancisce il divieto di scarico delle sostanze inquinanti in determinate aree: acque interne, compresi i porti; acque territoriali; stretti utilizzati per la navigazione internazionale e soggetti al regime di passaggio di transito, come specificato nella Convenzione delle nazioni Unite del 1982 sul diritto del mare; nella zona economica esclusiva o in una zona equivalente istituita ai sensi del diritto internazionale e nazionale; in alto mare.
Nel caso di inquinamento doloso sono previste pene che vanno dai 10.000 agli 80.000 euro e l’arresto da sei mesi a due anni; per l’inquinamento colposo le pene variano dai 10.000 ai 30.000 e dai sei mesi ai due anni di reclusione, salvo che il fatto non costituisca reato più grave.

Il danno si considera di particolare entità quando l’eliminazione delle sue conseguenze risulta notevolmente complessa sotto il profilo tecnico, oppure particolarmente onerosa o conseguibile solo con provvedimenti eccezionali.
Dimostrazione del fatto che l’uomo è sempre più spesso elemento inquinante per il mare è la drammatica notizia di soli pochi giorni fa del disastro marittimo causato da una superpetroliera che navigava al largo del mare della Corea del Sud.
La Guardia costiera ha manifestato forte preoccupazione per i danni ambientali ed economici provocati dal più grave caso, mai registrato da Seul, di fuoruscita di greggio in mare.
Circa 7 chilometri di costa intorno alla spiaggia di Mallipo, situata a circa 150 chilometri a sud-ovest di Seoul, sono interessati dal greggio fuoruscito dalla petroliera.
La zona, fino a poco prima dell’incidente, era nota per le sue spiagge pittoresche ed incontaminate, per gli impianti di itticoltura, per un parco marittimo nazionale e per una importante zona adibita a punto di sosta per gli uccelli migratori; ma ora la natura deve fare i conti con la distruzione da contatto con il greggio, sostanza non solo inquinante, ma mortale.

(Valentina Nuzzaci)

Fonte: Villaggio Globale

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