Si è inceppato il motore del Polo Sud

ping.jpgIl Polo Sud, gli oceani e le emissioni dei vecchi frigoriferi, i famosi CFC, oggi fuorilegge. Ecco i protagonisti di un’indagine made in Italy, costruita come una caccia al colpevole planetaria: chi sta alterando la potenza di uno dei motori che regola da milioni di anni la nostra ossessione quotidiana, vale a dire il clima?

Dottoressa Serena Massolo, lei è ricercatrice all’Università di Genova e protagonista di uno studio che in Italia non ha precedenti: che cosa ha scoperto?
«Che uno dei maggiori meccanismi per il rinnovamento delle acque e per la regolazione del clima globale sta rallentando: è la produzione di AABW, Antarctic Bottom Water, che alimenta la circolazione oceanica termoalina profonda».

Che cosa si nasconde nell’acronimo?
«E’ l’insieme delle acque fredde e salate a elevata densità che si generano ai margini dell’Antartico, in particolare nel Mare di Ross, affacciato sul Pacifico, e nel Mare di Weddell, sull’Atlantico: scendono in profondità e si spostano verso le latitudini a Nord, ridistribuendo calore, nutrienti, ossigeno e altri gas su scala globale e “fertilizzando” i bacini più poveri».

Che cosa c’è di misterioso nel processo?
«I meccanismi della ventilazione non sono ancora del tutto chiari: è certo che negli ultimi anni si è osservata nel Mare di Ross una desalinizzazione delle acque di piattaforma, da cui si originano le AABW, dovuta a fattori diversi, come l’aumento delle precipitazioni e la riduzione del ghiaccio. Una serie di osservazioni e di modelli ha quindi evidenziato la formazione di AABW meno dense e di conseguenza si è ipotizzato il rallentamento del rinnovo delle acque profonde».

Lei ha raccolto le prime conferme: come ci è riuscita?
«I processi di formazione e mescolamento possono essere studiati attraverso le variazioni di temperatura e salinità. Ma lo si può fare anche attraverso la distribuzione di alcuni parametri chimici, che funzionano da traccianti: mi sono concentrata sui CFC, i clorofluorocarburi. Diventati celebri negli Anni 80 perché accusati di contribuire al buco nell’ozono, si sono rivelati importanti grazie a una caratteristica: quando passano dall’aria all’acqua, diventano inerti».

E dov’è la loro utilità?
«Si ottengono indicazioni precise sulla tempistica dei movimenti oceanici: in acqua i CFC hanno un comportamento conservativo, dal momento che non sono coinvolti in cicli bio-geochimici, e perciò la loro concentrazione dipende dall’anno in cui è avvenuto il contatto, cioè il trasferimento dall’aria all’acqua stessa. Così, attraverso le serie storiche sulle presenze atmosferiche dei gas deduciamo i tempi di rinnovo e gli scambi a cui sono soggette le acque coinvolte nelle correnti profonde».

Come sono avvenute le misurazioni?
«Con 762 campioni d’acqua raccolti durante le campagne oceanografiche nel Mare di Ross nel 2001 e nel 2003 attraverso il Progetto Clima, legato al Programma Nazionale di Ricerche in Antartide, e adesso stiamo analizzando quelli del 2006».

E’ così che si rivela l’effetto freno?
«Abbiamo osservato che i processi di ventilazione si erano indeboliti nel 2001, che si sono intensificati nel 2003 e che l’anno scorso è avvenuta un’ulteriore frenata. Prima che le acque del Mare di Ross prendano parte alla formazione delle AABW e, scendendo lungo la scarpata artica, partano per il viaggio a Nord ci volevano 10-15 anni nel 2001, quattro-otto nel 2003 e probabilmente più di 15 nel 2006».

Sono numeri sufficienti per stabilire un trend di lungo periodo?
«Non ancora, anche se molti modelli indicano lo stesso fenomeno. Ed è significativo che i calcoli dimostrino come le quantità di ossigeno disciolto esportate dall’AABW nel 2006 siano minori non solo di quelle di tre anni prima, ma anche di quelle del 2001».

Gli oceani sono «sequestratori» di anidride carbonica: che cosa dicono i test?
«L’Oceano Meridionale è un pozzo di CO2 e, secondo i nostri risultati, nel Mare di Ross le masse d’acqua recentemente ventilate, quelle identificabili dall’elevato contenuto di CFC, mostrano anche una forte concentrazione di CO2 antropogenica, prodotta dalle attività umane».

Quanto di più rispetto al passato?
«Le concentrazioni nelle acque recenti sono cinque-sei volte maggiori rispetto a quelle originatesi 40 anni fa».

Se la frenata del motore antartico sarà confermata, quali conseguenze sono prevedibili sul clima?
«E’ presto per le conclusioni, ma il fenomeno è in evoluzione e il clima non potrà non essere alterato dal rallentamento della funzione mitigatrice della circolazione termoalina: ai Poli farà più freddo e all’Equatore più caldo, con i due elementi – aria con maggiore CO2 e acqua meno salata – legati da un reciproco rapporto causa-effetto. E adesso i dati sui CFC potranno essere usati nei modelli predittivi dell’IPCC, il comitato sui cambiamenti globali, spalancando nuove conoscenze».

Chi è Massolo Scienziata ambientale
RUOLO: E’ RICERCATRICE AL DIPARTIMENTO DI CHIMICA E CHIMICA INDUSTRIALE – SEZIONE CHIMICA ANALITICA E AMBIENTALE ALL’UNIVERSITA’ DI GENOVA

Di Gabriele Beccaria

Fonte: LaStampa

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