Gli squali-balena, i “mostri marini” studiati grazie agli eco-turisti

este_27165103_06490.jpgSCEGLIERE una zona turistica in base alla sua compatibilità ambientale può essere ancora più importante del previsto. Uno studio condotto in una riserva naturale australiana ha dimostrato infatti che i turisti ogni tanto possono anche essere una risorsa scientifica. Il biologo marino Brad Norman, dell’istituto Ecocean della Murdoch University, nell’Australia occidentale, studiava gli squali balena da anni. Si tratta di animali enormi, di 20 tonnellate di peso, una specie della quale si sa pochissimo e che, vista la sua abitudine a muoversi su spazi molto ampi, è difficile da rintracciare e seguire nei suoi spostamenti. Norman ha però utilizzato le risorse base del momento, i computer e internet, e fatto appello ai turisti che si recano nelle riserve marine per nuotare con gli squali balena, animali particolarmente mansueti, per raccogliere un numero di dati mai ottenuti in precedenza.

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Giganti buoni. Non mordono, non attaccano, hanno circa 3000 denti in ogni mascella, ma li usano per filtrare l’acqua e si nutrono di piccoli pesci e gamberetti. Il nome balena gli viene dal fatto che sono grandi quanto una megattera, ma non sono mammiferi, respirano con le branchie e, da squali, non hanno uno scheletro osseo, ma cartilagineo. Gli squali balena sono i parenti docili dei grandi predatori del mare e sono sulla via dell’estinzione. Secondo la lista dell’IUCN, la World Conservation Union, sono una specie a grave rischio di estinzione perché viene cacciata dall’uomo per la carne e le pinne e perché il loro ambiente è sempre più minacciato. Sono stati segnalati nelle acque calde e tropicali di oltre 100 Paesi al mondo, ma solo in Australia, Honduras, India, Maldive, Messico, Filippine, Sudafrica, Tailandia e Stati Uniti sono considerati una specie protetta. Ciò non significa tuttavia che tutti questi paesi abbiano creato delle riserve in cui questi squali possano sentirsi più sicuri.
L’esperienza di Ningaloo. Lo ha fatto l’Australia, che con il Ningaloo Marine Park, ha capito la potenzialità degli squali balena per il turismo. Sono animali talmente mansueti che si può nuotare vicino a loro: l’unico pericolo viene dal trovarsi troppo vicino alla loro coda ed essere colpiti in un’improvvisa virata. A Ningaloo, da aprile a giugno, il “whale-shark watching” è un’attività redditizia, che consente di attirare visitatori nella zona e, dal ’95 a oggi, aiutare la ricerca. Da quella data infatti il biologo Brad Norman ha chiesto ai turisti che visitano il parco di mettere a disposizione del suo istituto, l’Ecocean, le immagini scattate nelle loro nuotate con gli squali balena. Attraverso un semplice programma attivo sul sito dell’istituto (www.ecocean.org), le immagini sono poi messe a confronto tra di loro e grazie al fatto che ogni squalo è identificabile per le macchie e le strisce sulla pelle, uniche per ciascun esemplare, i diversi frequentatori del Ningaloo Park sono identificati e catalogati anno dopo anno.
Le buone notizie. La collaborazione degli ecoturisti è stata eccezionale e le loro segnalazioni, insieme a quelle dei ricercatori di altri istituti marini come quelli del Maryland e dell’Oregon hanno consentito di raccogliere un numero di dati mai avuti in precedenza. Sì, perché un ecoturista che ama gli animali in genere visita più paesi per vedere il suo preferito. Così i turisti non hanno mandato solo le foto da Ningaloo, ma hanno continuato a collaborare con la ricerca del professor Norman da ogni parte del mondo, hanno sparso la voce tra amici, ne hanno parlato sui blog. Insomma, l’effetto web ha ancora una volta amplificato un fenomeno e sono arrivati al sito di ricerca oltre 5mila immagini, un totale di dati dieci volte superiore a qualunque studio precedente su questi animali.
I risultati. I ricercatori hanno potuto infine affermare con certezza che molti squali balena tornano anno dopo anno nella riserva di Ningaloo, un fenomeno che è da attribuire anche al modo in cui viene gestita l’area, e che la popolazione australiana è in buona salute rispetto a quella mondiale. “Applicare il sistema di Ningaloo ad altre riserve sulle rotte migratorie degli squali balena – dice Norman – potrebbe servire a creare una buona alternativa alla caccia. Ningaloo dimostra che guardare gli squali e aiutare i turisti a farlo è più redditizio che cacciarli”. Dal punto di vista dell’osservazione della specie, i dati raccolti hanno permesso di accertare che gli squali balena che frequentano la riserva australiana si dividono in esemplari che tornano anno dopo anno e frequentatori occasionali, il che, confrontato con dati da altri paesi, potrebbe dare in seguito indicazioni sul modo in cui questi animali si spostano da una località all’altra: nulla si sa ancora con certezza, infatti, sul posto dove si riproducono.

Di Cristina Nadotti

Fonte: Repubblica

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