Movimenti a singhiozzo per i continenti

1320945.jpgLa tettonica delle placche (o a zolle), responsabile della deriva dei continenti e delle formazione delle catene montuose, potrebbe avere un andamento “a singhiozzo” e non essere caratterizzata, come finora si era supposto, da un movimento continuo che si sarebbe protratto per tutta la storia del pianeta. Lo afferma uno studio condotto da un gruppo di geologi della Carnegie Institution, che dà conto della propria ricerca in un articolo pubblicato sull’ultimo numero di “Science”.Secondo la teoria della tettonica delle placche i bacini oceanici sono, su tempi geologici, caratteristiche transitorie del pianeta, che si aprono e chiudono a seconda del movimento delle placche continentali  e oceaniche. I bacini si “consumano” nel processo di subduzione, che trascina le zolle oceaniche nelle profondità del mantello terrestre. Queste aree di subduzione sono rappresentate dalle fosse oceaniche, in prossimità delle quali si riscontra una elevata attività sismica e vi è una elevata presenza di vulcani.

Partendo dalla constatazione che la gran parte di zone di subduzione è attualmente concentrata nel Pacifico, Paul Silver e Mark Behn, che hanno condotto la ricerca, osservano che se questo bacino si chiudesse, come dovrebbe avvenire in circa 350 milioni di anni in seguito al progressivo spostamento verso occidente della placca continentale americana fino alla collisione con l’Eurasia, i processi di subduzione pressoché terminerebbero, a meno della formazione di nuove aree di subduzione.

Sui processi di formazione dei queste aree non si sa però quasi nulla: “La collisione dell’India e dell’Africa con l’Eurasia, avvenuta fra 30 e 50 milioni di anni fa, ha chiuso il bacino oceanico della Tetide – ha detto Silver – maa sud dell’India o dell’Africa non si è formata alcuna altra area di subduzione che compensasse la perdita della subduzione dovuta alla chiusura di quell’oceano.”

Successivamente Silver e Behn presentano una serie di dati geologici che indicano che circa un miliardo di anni fa si è verificata una lunga stasi nel tipo di attività vulcanica normalmente associata ai fenomeni di subduzione. Questa circostanza concorda con altri dati geologici che fanno pensare che la chiusura di una bacino analogo al Pacifico abbia portato all’epoca alla formazione di un supercontinente, noto come Rodinia, e a un arresto prolungato dei fenomeni di subduzione. Questi sarebbero  ricominciati solo successivamente, portando alla frantumazione di Rodinia.

L’energia che muove le placche è fornita dal flusso di calore proveniente dall’interno della Terra e una interruzione dei fenomeni subduttivi implicherebbe un rallentamento nei processi di raffreddamento del pianeta. Una tettonica a placche a intermittenza potrebbe dunque spiegare perché la Terra si sia raffreddata più lentamente di quanto è previsto dagli attuali modelli, ma anche la presenza di formazioni di certe particolari rocce ignee al centro dei continenti, lontano dalle loro tipiche aree di genesi. (gg)

Fonte: LeScienze

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