GREENPEACE: ATTIVISTI PRIGIONERI, L’AUSTRALIA MEDIA

1198231081988_balene.jpgSYDNEY, 17 GENNAIO 2008  – Su internet vanno a cercarsi titoli di giornali, interviste radio e tv, dichiarazioni del governo australiano e di quello giapponese. I volontari di Greenpeace, a bordo della nave Esperanza, sono divisi tra preoccupazione per i due attivisti dell’associazione di conservazione Sea Shepherd, detenuti sulla baleniera giapponese, e rabbia per modi che non condividono e che, in questi anni, hanno visto i due gruppi prendere strade opposte. Dalla postazione radio Gianluca, Gionny per i colleghi non italiani a bordo, descrive un umore, a bordo, poco allegro. ”I fatti di ieri ci spaventano. I Giapponesi sono molto protettivi dei loro spazi privati. Per loro vedere qualcuno salire sulla loro nave in questo modo e’ un vero affronto. Per capirci, noi sono anni che non mettiamo non un piede, ma nemmeno una mano, sulle loro barche, proprio per evitare queste incomprensioni tra diverse culture”.

Simona parla invece di ”metodi assurdi, controproducenti. Da anni – dice – portiamo avanti una battaglia non violenta, e abbiamo visto che lentamente l’opinione pubblica si sta convincendo della necessita’ di abbandonare la caccia. Dopo un atto come quello di ieri riprendere la mattanza diventera’ una questione di puntiglio. Questa mossa della Sea Shepherd rischia di mettere a rischio la credibilita’ ottenuto finora, perche’ pochi distinguono un ambientalista dall’altro”, racconta Simona mentre prepara il pranzo nella cucina di bordo, con una pila di cipolle da sbucciare davanti. Gianluca: ”L’oceano antartico e’ un posto difficile perche’ e’ cosi’ remoto. Mettere a repentaglio delle vite in un posto cosi’ e’ una follia, proprio per il pericolo che crea. Se qualcuno si fa male, le operazioni di soccorso sono difficilissime e poco efficaci. Se caschi in acqua sopravvivi al massimo 10 minuti. Oltre una certa latitudine si deve davvero fare attenzione, agli altri e a se stessi”.

L’Esperanza, che da una settimana sta seguendo la Nisshin Maru, la nave che processa e stiva la carne delle balene pescate dalla flotta giapponese, ha fatto inversione a U. Sta tornando, sempre seguendo la scia della Nisshin Maru, verso sud, dove sono rimaste le altre baleniere. Cosa sucedera’ nei prossimi giorni e’ difficile dire. E’ probabile che i giapponesi ricomincino a pescare, nel qual caso gli attivisti cercheranno di bloccare i giapponesi. ”Come sempre ci metteremo tra gli arpioni e le balene”, sorride Gionny. Dice: ”Ma speriamo che quelli della Sea Shepherd non continuino con questi metodi inutili e violenti”. Un pensiero va comunque ai colleghi detenuti sulla nave: ”Sono preoccupata per quei due ragazzi, chissa’ come si devono sentire ora, poveretti. Infondo siamo tutti marinai in mezzo a questo oceano deserto. Spero li liberino presto”, si augura Simona.

Fonte: Ansa

LINK UTILI
La Nave Esperanza
Esperanza – Guarda la webcam
Conosci chi e’ a bordo
Il web blog della Esperanza
Italiani a bordo – il blog di Gianluca, radio operator
Italiani a bordo – il blog di Simona, seconda cuoca
Italiani a bordo – il blog di Caterina, secondo di bordo
 

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