Pescatori, il pericolo naviga a bordo

immagine1.jpgIl lavoro in mare, sui pescherecci? Fra i più pericolosi al mondo. Lo dicono le cifre. Numeri impressionanti. Sono oltre 28 milioni i lavoratori della pesca nel mondo, considerata dall’Organizzazione mondiale del lavoro tra le attività più pericolose in assoluto, con oltre 24mila morti ogni anno. Left nel numero in edicola questa settimana svela la dura vita di chi solca il mare, in una indagine che si sviluppa sui moli e pescherecci del Mediterraneo. Dove in mare le reti si riempiono di alghe, tra i mozzi tunisini di Mazara, dove le navi restano ferme al porto. Nelle Marche, dove si scopre che ci sono più incidenti sull’acqua che nei cantieri. A Messina, sulle rotte del pesce spada. I numeri e le storie di un mestiere che rischia di sparire. Per l’Agenzia europea per la salute e la sicurezza nei luoghi di lavoro, il settore della pesca è quello che presenta l’incidenza più elevata di infortuni, cioè 2,4 volte la media dell’Unione europea. La stima italiana è difficile, poichè l’Inail assicura solo i lavoratori impiegati su navi di stazza inferiore alle dieci tonnellate (piccola pesca) mentre il resto degli occupati fa riferimento all’Ipsema, l’Istituto di previdenza per il settore marittimo istituito nel 1994 in sostituzione delle vecchie Casse marittime. Secondo il ministero delle Politiche agricole e forestali gli addetti nel 2006 corrispondono a 31.302 unità, contro le 46.938 del 2000. A livello numerico, gli infortuni totali sono pochissimi, con una diminuzione del 30 per cento tra il 1998 (706 infortuni denunciati) e il 2003, quando il numero scende a 405. Nel Primo rapporto pesca stilato congiuntamente dai due istituti si avverte che questa diminuzione è probabilmente più frutto di mancata denuncia che di miglioramento delle condizioni, poichè il dato non trova riscontro analizzando analoghi settori in Europa. Gli infortuni mortali sono in numero altrettanto basso, ma il rapporto tra mortalità e infortuni è altissimo: 1,02 per cento rispetto allo 0,30 per cento del settore costruzioni. Secondo i dati Inail, nel complesso del lavoro il rapporto tra infortuni e mortalità è dello 0,14 per cento. Indagini più empiriche, fatte attraverso questionario dall’Ispel , mostrano un’incidenza degli infortuni nel settore pesca molto maggiore, con una media del 3,5 per cento rispetto agli intervistati. Il dato più alto si registra a Mazara del Vallo, dove la media è del 7,4. “Questo valore – dice il rapporto, riportato dall’Ansa – è dato dalla forte presenza di lavoratori immigrati, il cui inserimento lavorativo e le condizioni di svolgimento dell’attività non sono sempre in linea con gli standard previsti dalla normativa in materia di sicurezza”. I giovani in Italia ormai non vogliono più fare questo mestiere, e solo gli immigrati assicurano il ricambio generazionale che continua a mantenere in vita gli equipaggi. «Qui in Adriatico gli immigrati rappresentano il 30 per cento degli imbarcati», racconta Simone Cecchettini, responsabile di Lega Pesca delle Marche. “Vengono dalle coste del nord Africa, Marocco, Tunisia, ma soprattutto Senegal”.

Fonte: LaStampa.it

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