Greenpeace non riesce a bloccare i balenieri

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Altra giornata di tensione nelle acque ghiacciate dell’Antartide, dopo che un gommone di Greenpeace ha impedito per diverse ore che la nave principale della flotta baleniera giapponese facesse rifornimento di carburante, ponendosi tra questa e l’imbarcazione che avrebbe dovuto rifornirla. Nel pomeriggio però, l’operazione è riuscita. “Gli attivisti dell’Esperanza si sono messi tra la Nisshin Maru e la Oriental Bluebird, impedendo per tutta la mattina che la nave giapponese potesse rifornirsi”, ha detto Greenpeace stamani. Più tardi il portavoce di Greenpeace dall’Esperanza, Dave Walsh, ha aggiunto: “I giapponesi sono ora riusciti a far carburante, perchè era diventato troppo pericoloso rimanere in mezzo alle due navi che si avvicinavano”. Greenpeace ha comunque chiesto alla nave cisterna, che batte bandiera panamense, di lasciare la zona. “Chiediamo alla Oriental Bluebird di allontanarsi immediatamente dalle acque dell’Antartico: la vostra presenza mette a rischio l’equilibrio naturale di una zona di mare che è stata dichiarata riserva naturale e santuario da un trattato internazionale, nel 1998”, hanno detto gli ambientalisti alla radio. Nessuna reazione, a livello ufficiale, dai giapponesi. Nei giorni scorsi l’Istituto per la ricerca sui cetacei, che controlla la pesca, aveva detto di contare sul fatto che gli attivisti finissero presto il carburante, cercando nel frattempo di non rispondere alle provocazioni. La Sea Shepherd, che la settimana scorsa aveva abbordato la Nisshin Maru, ha ammesso oggi di avere carburante per sole due settimane, prima di essere costretta a rientrare alla base. Greenpeace non ha voluto dire quanto l’Esperanza potrà rimanere ancora nell’Antartico. Entrambi le navi non hanno modo di rifornirsi in mare aperto. Nel frattempo il governo australiano ha inaugurato il primo volo dell’airbus A319, per coadiuvare la Ocean Viking, la nave del governo che dovrebbe spiare le azioni dei giapponesi, inviando le prove della pesca ad un tribunale internazionale. Nonostante il divieto di pesca alle balene, disposto nel 1989 dalla Whaling commission, il Giappone continua la mattanza sotto il nome di “pesca per scopi scientifici”.

Fonte: LaStampa
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