Mediterraneo: + mezzo metro in 50 anni

Dalla Spagna arriva un ennesimo allarme sulle ripercussioni potenzialmente catastrofiche insite nel surriscaldamento globale dovuto all’inquinamento e alle emissioni di gas-serra nell’atmosfera: con specifico riferimento alle sorti del Mediterraneo che, se non sarà ribaltata l’attuale tendenza foriera di gravi mutamenti climatici, rischia di veder aumentare il proprio livello di un ulteriore mezzo metro nell’arco di appena mezzo secolo; e per quelle dei Paesi rivieraschi. In uno studio intitolato ’Cambiamenti del clima nel Mediterraneo spagnolò, condotto da specialisti dell’Istituto Oceanografico Nazionale dipendente a sua volta dal ministero della Scienza di Madrid, riportato dall’Agi, si evidenzia come il ’Mare Nostrum’ sia un’area che “fin dagli anni ’70 ha subito un innalzamento considerevole delle temperature dell’acqua e dell’aria, così come una rapida crescita dei livelli marini a partire dagli anni ’90”. Questi ultimi, in particolare, in tale lasso di tempo “sono cresciuti dai 2 millimetri e mezzo ai 10 l’anno”; ciò implica che, continuando così, essi sono “destinati a crescere ancora”: da 12 centimetri fino ad appunto 50 nell’arco di cinque decenni. Un evento che “avrebbe conseguenze molto gravi per le zone costiere più basse in caso di crescita contenuta, e catastrofiche” nell’ipotesi peggiore.
 Quanto alle temperature, durante le ultime quattro decadi le acque mediterranee hanno fatto registrare un incremento oscillante tra gli 0,12 e gli 0,50 gradi centigradi. “Può apparire un aumento ridotto”, si osserva nel rapporto scientifico, “ma occorre tenere conto del fatto che piccoli rialzi delle temperature significano l’assorbimento di quantità enormi di calore da parte del mare”. Una prospettiva tanto più pericolosa in quanto, si sottolinea, essa s’inserisce in un contesto globale nel quale si evidenziano fenomeni omogenei di analoga pericolosità. Uno degli effetti principali a livello regionale consiste nell’accentuazione della salinità del Mediterraneo, a sua volta dovuta alla riduzione delle precipitazioni piovose nell’intero bacino. Le conclusioni dello studio iberico suonano ancora più allarmanti rispetto allo scenario indicato dall’Ipcc, il Comitato Inter-Governativo per i Mutamenti Climatici, organismo internazionale cui l’anno scorso fu assegnato il premio Nobel per la Pace, in contitolarità con l’ex presidente americano Al Gore, divenuto paladino dell’ambientalismo. Stando allo stesso Ipcc, dal 1900 al 2006 i livelli marini su scala planetaria si sono innalzati di parecchi centimetri, dai 10 ai 20 a seconda delle zone; entro il 2100 la previsione è di un’ulteriore crescita, almeno 18 centimetri di media. L’unica ragione per cui l’ente di controllo sovranazionale non ha prospettato un aumento ancora maggiore è legata all’incertezza che tuttora regna sull’entità dello scioglimento dei ghiacci nell’Antartico e in Groenlandia. 

Fonte: LaStampa

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