Sulle rotte dei pirati del pesce

pesci.gifTORINO -La pesca di frodo diventa l’habitat ideale per lo sviluppo di un nuovo settore dell’economia canaglia: la pirateria ittica. Un’attività plurimiliardaria.
«Il merluzzo della Patagonia, a rischio di estinzione, e il tonno blu possono costare rispettivamente fino a 10.000 e a 50.000 dollari l’uno, tanto che a volte il valore del pesce nella stiva supera quello della nave» sostiene il sottosegretario dell’Indian Ocean Tuna Commission. «Sommando tutte le cifre a nostra disposizione, che includono il merluzzo del Mare di Barents, il tonno del Mediterraneo, l’aliotide del Sudafrica e molti altri pesci pescati illegalmente, la stima del volume totale della pesca di frodo va dai due ai 15 miliardi di dollari» dice David Agnew, responsabile della ricerca ittica all’Imperial College di Londra».

Il cuore dell’attività internazionale dei pescatori canaglia è l’Europa, in particolare Las Palmas de Gran Canaria (Isole Canarie). «Quasi tutto il pesce di frodo che arriva in Europa passa da Las Palmas. Si tratta di almeno 400.000 tonnellate l’anno» spiega un esperto di pesca di frodo della Fao che chiede di rimanere anonimo. Las Palmas è un ottimo porto, situato in posizione strategica, a soli cento chilometri dalle coste dell’Africa occidentale: notoriamente tra le più pescose. E’ conosciuto come uno dei principali porti «compiacenti» e offre servizi e ospitalità a molte compagnie canaglia.

Rintracciare il pesce rubato che transita da porti come Las Palmas è quasi impossibile — ammette Hélène Bours, consulente ed esperta internazionale di pesca di frodo — perché le partite vengono trasbordate in alto mare e perchè ci sono troppe rotte di contrabbando. Per fare un esempio, un’enorme quantità di quello che viene comunemente chiamato pesce pelagico, come le sardine, viene pescata in Africa occidentale ma non è contrabbandata in Europa o in America del Nord perché non ci sono grossi mercati per quel tipo di pesce. Le navi europee razziano il pesce pelagico al largo della costa della Mauritania, lo portano a Las Palmas e poi da lì lo vendono ad altri paesi dell’Africa occidentale come la Nigeria.

I gamberoni dell’Africa occidentale e alcuni tipi di pesce piatto seguono un’altra rotta. Una volta arrivati a Las Palmas, vengono spediti verso il mercato asiatico dove c’è molta richiesta.

Las Palmas è come un grosso scalo dove le navi arrivano e ripartono per centinaia di destinazioni diverse. L’unico modo per rintracciare il pesce è seguirlo tappa dopo tappa fino al mercato finale. Un’operazione impossibile «I pescherecci di frodo non arrivano mai a destinazione finale della merce. Già prima di approdare in un porto come Las Palmas, il pesce viene venduto e caricato su navi da trasporto e cambia imbarcazione almeno una volta» spiega la signora Bours.

Eppure, secondo gli esperti, anche questa nuova razza di gangster globalizzati, come i pirati del pesce, è conseguenza dello smaltimento del comunismo sovietico.

Lo sintetizza l’esperto di pesca di frodo della Fao: le risorse ittiche sono sempre state vulnerabili a causa della pesca eccessiva, ma lo sfruttamento su vasta scala ebbe inizio negli anni cinquanta con la costruzione delle flotte di pescherecci sovietiche, seguite negli anni settanta da quelle del Giappone e di altri stati dell’Estremo Oriente, dei paesi europei e degli Stati Uniti.

Fino alla fine della Guerra fredda, però, ogni paese pescava nelle sue acque territoriali. La pesca di frodo a livello industriale nasce con il crollo del Blocco sovietico, quando la criminalità organizzata si impossessa della flotta mercantile dell’Urss. la Cina segue a ruota. Il primo bersaglio è il Baltico per la sua vicinanza a Murmansk, non più pattugliata dalla Marina sovietica. In quella vasta distesa d’acqua oggi si misurano le conseguenze disastrose di oltre quindici anni di anarchia sui mari.

Di Loretta Napoleoni

Fonte: LaStampa

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