Europa: un pezzo grosso nella corrente della ricerca alimentare

20080124_2.jpgDall’olio di fegato di merluzzo agli Omega 3 presenti nel salmone, i benefici per la salute derivanti dal consumo di pesce vengono promossi da tempo e sono tuttora decantati dalla medicina moderna. Desiderosa di diffondere ulteriormente questi benefici «ittici», l’UE eroga finanziamenti a favore di progetti di ricerca volti a far luce sui vantaggi derivanti da una dieta a base di pesce e frutti di mare.
Finora, l’iniziativa principale in quest’area è SEAFOODplus, un progetto di ricerca integrata sui frutti di mare unico nel suo genere o, per meglio dire, una serie di progetti, poiché è costituito da circa 20 studi diversi. L’obiettivo strategico di SEAFOODplus è ridurre al minimo i problemi di salute dei consumatori fornendo loro prodotti alimentari più sani e sicuri. SEAFOODplus, che ha ricevuto un finanziamento pari a 14,4 Mio EUR dalla Commissione europea e sarà guidato dal professor Torger Børresen dell’Istituto danese per la ricerca sulla pesca, migliorerà l’uso dei sottoprodotti e farà sì che l’acquacoltura sia praticata in maniera eticamente responsabile e che i prodotti siano mirati.
SEAFOODplus è già sulla strada del successo, poiché ha realizzato diverse scoperte, una delle quali riguarda il temuto avvelenamento alimentare associato al consumo di frutti di mare. Il professor Børresen, infatti, spiega che l’équipe è riuscita a individuare un nuovo batterio che produce l’istamina, scoperta che permette effettivamente di evitare l’avvelenamento da istamina causato dal consumo di frutti di mare.
Finora, afferma, si riteneva che il congelamento del pesce permettesse di evitare la formazione dei batteri produttori dell’istamina. «Tuttavia, nonostante l’opportuno processo di congelamento cui vengono sottoposti questi prodotti, ogni anno continuano a registrarsi diversi casi di avvelenamento da istamina, situazione che si verificava perché veniva trascurato un batterio importante», dichiara il professor Børresen al Notiziario CORDIS.
«Abbiamo scoperto questo batterio e lo abbiamo chiamato Morganella psychrotolerance, nome con cui è stato ufficialmente riconosciuto come nuovo batterio», afferma. Dopo aver studiato il modello di formazione della Morganella psychrotolerance, l’équipe è riuscita a stabilire il modo di confezionare e conservare il pesce affinché sia effettivamente possibile eliminare la formazione del batterio.
L’équipe è inoltre impegnata nel collaudo di metodi in grado di impedire ai consumatori di sviluppare altre malattie associate alla contaminazione dei molluschi, e sta progettando tecniche analitiche rapide per individuare virus patogeni umani, come i norovirus e l’epatite A, nei bivalvi (ovvero i molluschi) al fine di evitarne la contaminazione.
SEAFOODplus ha inoltre sviluppato un nuovo concetto per allevare pesci con un livello elevato e coerente di selenio, che, secondo quanto indicano le prove, potrebbe aiutare i consumatori a evitare il cancro, afferma il professor Børresen.
L’équipe ha inoltre definito nuovi metodi volti a garantire la rintracciabilità lungo l’intera catena di produzione e commercializzazione dei frutti di mare, affinché sia possibile risalire la filiera di un prodotto dalla tavola ai campi o dalla tavola al mare. Tuttavia, per migliorare la fiducia e la salute dei consumatori, deve essere innanzi tutto prioritario comprendere le esigenze e le aspettative dei consumatori europei, sottolinea il professor Børresen.
L’approccio di filiera è importante poiché consente a tutti di comprendere meglio verso quale obiettivo devono essere orientati gli sforzi dei ricercatori e come questi ultimi possono fornire informazioni fondamentali ai consumatori. Ne deriveranno una riduzione dei problemi di salute e un aumento del benessere.
Oltre ai frutti di mare, l’équipe sta studiando anche pesci selvatici e di allevamento. Benché il progetto sia incentrato sullo studio del pesce come alimento, «siamo tuttavia interessati alla pesca responsabile e lavoriamo soltanto con specie provenienti da attività di pesca gestite in modo sostenibile», dichiara il professor Børresen.
Il depauperamento delle risorse ittiche è una delle questioni affrontate dal consorzio del progetto. Una conseguenza del declino degli stock è la mancanza di farine di pesce destinate all’alimentazione delle specie da allevamento. Se si intende sviluppare ulteriormente l’acquacoltura, questo è un problema serio al quale occorre prestare maggiore attenzione, dichiara il professor Børresen.
«Nei nostri progetti intendiamo sviluppare nuovi concetti di formulazione dei mangimi la cui composizione ottimale si ottiene somministrando una quantità di farina di pesce decisamente più contenuta e associandola a mangimi di origine vegetale», afferma il coordinatore di SEAFOODplus. «Un obiettivo molto importante è capire in che modo la composizione dei mangimi influisce sui requisiti di qualità del prodotto finale e a tale proposito stiamo mappando l’espressione genica per valutare il modo in cui viene influenzata dalla composizione dei mangimi». L’équipe sta inoltre studiando la regolazione dell’appetito analizzando il sistema endocrino in relazione alla digestione.
Attualmente la lavorazione del pesce comporta la produzione di una notevole quantità di «scarti». SEAFOODplus sta valutando il modo di utilizzare questi residui valorizzando i sottoprodotti della tradizionale lavorazione del pesce, ed estraendone composti farmaceuticamente interessanti che potrebbero essere utilizzati nei farmaci anticancerogeni.
È stata sviluppata una strategia di comunicazione finalizzata a informare i consumatori sui benefici per la salute derivanti dal consumo di frutti di mare. Un altro tentativo di migliorare la salute dei consumatori è costituito da una serie di raccomandazioni sulla perdita di peso, volte a ridurre l’obesità tra i bambini e le giovani famiglie.
Esperti di organizzazioni di consumatori e/o giornalisti lavoreranno con l’équipe di SEAFOODplus per preparare opuscoli e pieghevoli al fine di diffondere informazioni insieme a testate televisive, radiofoniche e giornalistiche. Verranno organizzati workshop e corsi speciali per informare gruppi e singoli, come associazioni di consumatori, dietologi e insegnanti, sui traguardi raggiunti da SEAFOODplus e sui futuri risultati di questo progetto.
SEAFOODplus è un grande progetto, costituito da 20 studi individuali, ma «ognuno di essi contribuisce a integrare ampiamente la ricerca tra progetti e pilastri e, di conseguenza, ne deriva un approccio di ricerca omogeneo lungo l’intera filiera dei frutti di mare», afferma il coordinatore.
SEAFOODplus riunisce rappresentanti del mondo accademico e industriale e piccole e medie imprese (PMI). La partecipazione delle PMI è particolarmente degna di nota: il settore, secondo il professor Børresen, è molto competitivo e SEAFOODplus ha riunito alcune delle principali PMI innovative. Con l’avanzare del progetto, gli interessi dell’industria sono aumentati immensamente. «Ciò ha portato alla creazione di una nuova forma di affiliazione, in cui le imprese vengono registrate come “Associate di SEAFOODplus”», afferma.
Tuttavia, quando il progetto si concluderà, quanto potrà essere rilevante il ruolo di SEAFOODplus in Europa? Stando ai risultati raggiunti dal progetto e alla fervente ambizione del gruppo di ricercatori, sarà notevole.
Dal canto suo, il professor Børresen ritiene che l’impatto del progetto sarà evidenziato da un maggiore consumo di frutti di mare in diversi paesi europei. Ma questo non è tutto. «Ne deriveranno numerose applicazioni industriali, tra cui figureranno nuovi prodotti ristrutturati dei frutti di mare ad alto contenuto nutrizionale, nuovi prodotti su misura dell’acquacoltura e un maggiore benessere per gli animali di allevamento», rivela.

Per ulteriori informazioni consultare:
http://www.seafoodplus.org

Fonte: CORDIS

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