Porte aperte nelle riserve (ma ci vorrà il bollino blu)

faroportofino.jpgLe riserve marine da luoghi e santuari inaccessibili si aprono al turismo nautico, inaugurando così la nuova era di una nautica sostenibile in grado di accogliere le regole ambientali. È stato infatti siglato un accordo storico che costituisce una vera e propria rivoluzione nella filosofia e gestione delle aree marine, che apriranno al popolo degli yacht, piccoli e grandi, le calette più esclusive e suggestive delle coste italiane, oggi off limits.

Il compromesso tra ambiente e diporto è stato firmato nel mese di gennaio dal ministero dell’Ambiente, dal ministero dei Trasporti, dal Comando generale del corpo della Capitaneria di porto, dal Reparto ambientale marino della Capitaneria di porto, da Federparchi, dagli Enti gestori delle aree marine protette e dei parchi, da Ucina, Assonautica, Assocharter, Ami (Assistenza mare Italia ), Legambiente, Marevivo e Wwf. Un protocollo d’intesa che vedrà i tecnici del ministero stilare entro l’inizio della stagione le direttive guida, rispetto alle quali gli enti che gestiscono i 26 parchi marini esistenti dovranno adeguare i propri regolamenti, che entreranno in vigore nell’estate 2008.

Simbolo di questa nuova era e principio guida dell’unione fra ambiente e diporto è il neologismo “ premialità ambientale” nato al tavolo delle trattative per indicare che: le aree marine devono essere protette al massimo livello, ma ciò non esclude appunto che possano essere fruite da quei turisti nautici attenti e sensibili all’ambiente, che devono essere premiati perché si sono dotati di barche eco-compatibili e hanno equipaggiato imbarcazioni esistenti con dispositivi in grado di garantire la massima protezione dell’ambiente marino.

Ecco quindi che dopo le auto, arrivano anche le barche eco-compatibili con il bollino blu, a norma Euro 4 Euro 5, un successo che rafforza il ruolo delle aree marine protette come laboratorio avanzato, dove sperimentare pratiche ecosostenibili di gestione della fascia costiera e della fruizione turistica. ‹‹Le Aree marine protette – dice Sebastiano Venneri, responsabile mare di Legambiente – anche con il concorso della nautica diventano un luogo di sperimentazione avanzato dove provare soluzioni valide per la gestione di tutta la fascia costiera. Ancora una volta si è dimostrato che la concertazione con tutti i settori interessati è l’unico modo di portare a casa dei successi››.

Primo obbiettivo di questa nuova filosofia ambientale è stata la definizione di una normativa uniforme per tutte le aree protette:«Finalmente si passa da una classificazione degli scafi in funzione della lunghezza ad una basata sugli impatti reali – commenta Anton Francesco Albertoni, presidente di Ucina – si introducono misure di premialità, si riconoscono le ridotte emissioni sonore ed acustiche delle motorizzazzioni di ultima generazione ma, soprattutto, si disegnano poche regole, chiare, uniformi e facili da rispettare».

In questo senso le aree marine protette diventeranno il primo laboratorio, esempio eccellente di come rispetto della natura e produttività possano andare di pari passo, mettendo così in pratica la nuova filosofia imprenditoriale. Il concetto di “premialità ambientale” nasce dalla necessità di mettere a punto i decreti ministeriali di istituzione e aggiornamento e i nuovi regolamenti delle aree marine protette. Questo consentirà dalla prossima estate, un processo di revisione delle regolamentazioni e delle “zonazioni” di tutte le aree marine, in grado di fornire ai diportisti regole uniformi, omogenee e condivise. Prime fra tutte, per avere accesso alle riserve non ci saranno più limitazioni di lunghezza (oggi le imbarcazioni sopra i 24 metri non entrano) ma di dotazioni. Il via libera sarà consentito solo a quelle barche, anche a vela, che avranno motori eco-compatibili, ovvero fuoribordo a 4 tempi o a 2 tempi con iniezione diretta, che vanno a benzina verde; elettrici; o alimentati con bio-carburante.

Inoltre ci vorranno le casse nere, per raccogliere i liquami del wc di bordo, e le casse grigie per le acque di scarico dei lavandini, se lo scafo supera i 24 metri di lunghezza. Se munito di queste dotazioni, il diportista potrà autocertificarsi eco-compatibile, esponendo sulla barca il bollino blu, rilasciato dagli Enti parco, Capitaneria, e cantieri. Tra le nuove regole sono previste anche limitazioni alla velocità. Nelle riserve non si potranno superare i 5 nodi nella fascia dei 300 metri dalla costa; i 10 nodi tra i 300 e i 600 metri al largo.

L’ancoraggio invece: mai nelle zone dell’area marina più tutelate e contraddistinte con la lettera A, si nelle nelle zone B e C , dove ci saranno però aree di «divieto di sosta », nei pressi dei fondali dove cresce la poseidonia, per questi fondali i diportisti dovranno avere a bordo una planimetria per sapere dove sono e quanto sono estese. In questi tratti non si potrà ancorare, ma solo attraccare alle boe. Novità anche per i mega yacht, detti “navi da diporto” fino ad oggi rigidamente esclusi dalle riserve, potranno entrare nelle zone più esterne delle aree protette a condizione che rispettino tutti i criteri di ecocompatibilità.

Di Patrizia Spora

Fonte: IlSecoloXIX

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