Medusa invasiva aumenta la pressione sullo stock di merluzzo bianco del Mar Baltico

mnemiopsis_leidyi.jpgUn gruppo di ricercatori tedeschi e danesi ha riscontrato che la medusa a pettine (Mnemiopsis leidyi) potrebbe costituire un’ulteriore minaccia per gli stock di merluzzo bianco del Mar Baltico. La medusa, originaria della costa orientale nordamericana, è stata probabilmente introdotta nel Mar Baltico dal traffico marittimo e si nutre di zooplancton (al pari dei pesci) nonché di larve e uova di pesci. Le conclusioni degli studiosi sono state pubblicate sulla rivista «Marine ecology progress series».

La scoperta, che secondo quanto affermano gli scienziati dovrà essere corroborata da ulteriori ricerche, è avvenuta durante una spedizione finanziata dall’UE tramite la Rete di eccellenza europea per l’analisi degli ecosistemi oceanici (EUR-OCEANS) e il ministero federale tedesco per l’Istruzione e la ricerca (BMBF) nell’ambito del progetto GLOBEC Germany. L’area in cui sono state trovate le meduse, il Bacino di Bornholm, è la zona di riproduzione più importante per il merluzzo bianco del Mar Baltico.

«Appena abbiamo visto le uova all’interno della Mnemiopsis leidyi, ci siamo resi conto degli effetti che questo organismo potrebbe avere sull’intero ecosistema planctonico del Mar Baltico», afferma Holger Haslob dell’Istituto Leibniz per le Scienze marine (IFM-GEOMAR) di Kiel (Germania), l’autore principale dello studio condotto congiuntamente dall’IFM-GEOMAR e dall’Istituto danese per la ricerca sulla pesca.

La scoperta conferma il sospetto dei ricercatori, secondo cui le specie invasive minacceranno la sopravvivenza del merluzzo bianco nelle sue prime fasi di vita, sommandosi alla pressione esercitata dal sovrasfruttamento e dall’inquinamento ambientale di cui lo stock soffre da anni. Inoltre, le abitudini alimentari della medusa potrebbero avere un effetto duraturo sull’intero ecosistema, poiché il merluzzo bianco è una delle specie al vertice della catena alimentare nel Mar Baltico.

Da quando è stata individuata per la prima volta nel Mar Nero, negli anni ’80, la Mnemiopsis leidyi si è diffusa sempre più. Da allora, si è propagata nel Mare di Azov, nel Mar di Marmara, nel Mar Mediterraneo e nel Mar Caspio, sempre accompagnata da un drammatico declino degli stock ittici.

La rete EUR-OCEANS riunisce 66 organizzazioni di 25 paesi con l’obiettivo generale di sviluppare modelli volti a valutare e prevedere gli effetti del cambiamento climatico e di altri fattori imputabili all’uomo sugli ecosistemi pelagici nell’oceano aperto. 10 Mio EUR del costo complessivo del progetto, del valore di 40 Mio EUR, sono stati erogati a titolo del Sesto programma quadro (6°PQ).

Il progetto GLOBEC Germany, dal canto suo, sta studiando le interazioni trofodinamiche tra zooplancton e pesci planctivori in relazione al successo riproduttivo determinato dalla forzatura fisica.

Per ulteriori informazioni consultare:

Rete di eccellenza europea per l’analisi degli ecosistemi oceanici (EUR-OCEANS):
http://www.eur-oceans.eu/

Rivista «Marine Ecology Progress Series»:
http://www.int-res.com/journals/meps/index.html

Istituto Leibniz per le Scienze marine:
http://www.ifm-geomar.de/

Istituto danese per la ricerca sulla pesca:
http://www.dfu.dtu.dk/

Fonte: CORDIS

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