Tanti, incerti, punti di non ritorno

Per quanto il riscaldamento globale sia un fatto ormai assodato, il suo possibile andamento nel futuro è soggetto a numerose variabili e alle mutue influenze che le une hanno sulle altre, creando uno scenario estremamente complesso. Allo stato attuale i cambiamenti appaiono molto lenti, almeno se misurati su una scala umana. Questo – hanno osservato alcuni climatologi – può ingenerare un sentimento di falsa sicurezza, perché, come in tutti i sistemi complessi, in alcune regioni i fattori antropogenici possono portare il sistema climatico a un punto di svolta, superato il quale i cambiamenti diventano più drastici, veloci e potenzialmente irreversibili.

Un gruppo di 36 climatologi coordinati da Timothy Lenton della British University of East Anglia a Norwich e da Hans Joachim Schellnhuber del Potsdam Institute for Climate Impact Research hanno condotto una ricerca cercando di identificare, per quanto possibile alla luce delle attuali conoscenze, le aree più sensibili e i rispettivi punti di svolta. Il risultato del loro sforzo è pubblicato sull’ultimo numero dei Proceedings of the National Academy of Sciences (PNAS) in un articolo intitolato “Tipping elements in the Earth’s climate system”.

Dallo studio risulta che le aree più sensibili e rispetto alle quali è determinabile con maggior sicurezza il punto di svolta sarebbero

  • la coltre glaciale della Groenlandia: nel caso di un riscaldamento regionale di più di tre gradi Celsius si potrebbe verificare il completo scioglimento della coltre nell’arco di 300 anni, con un aumento del livello del mare di sette metri
  • Mar glaciale artico. La soglia di scongelamento potrebbe essere rappresentata da un riscaldamento locale compreso fra gli 0,2 e i 2°C.

Mediamente sensibili, e dal punto di svolta più incerto sarebbero invece le seguenti regioni:

  • la coltre glaciale dell’Antartide occidentale
  • le foreste boreali
  • la foresta pluviale amazzonica
  • le regioni interessate direttamente dall’ ENSO (El Niño Southern Oscillation)
  • il Sahel e le regioni dell’Africa occidentale interessate dai monsoni
  • le aree monsoniche del subcontinente indiano

Sarebbe invece meno sensibile e con un punto di svolta determinabile con una certa incertezza le regioni di circolazione termoalina dell’Atlantico.

Fonte: LeScienze

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