Una bomba ecologica sull’Adriatico

immagine99.jpgTRIESTE-Dopo la Gran Bretagna, dopo il Portogallo, dalla scorsa notte anche l’Italia affronta in un clima di angoscia e speranza i rischi di un disastro ambientale sulle sue coste. Brucia, al largo di Rovigno (13 miglia marine a Ovest dalla Croazia), uno dei grandi traghetti turchi della tratta Triste-Istanbul, la cosiddetta «autostrada del mare», la più importante del Mediterraneo.
Nessuno sa dire con precisione che cosa sia successo a bordo. Si sa soltanto che l’incidendio è partito nella stiva di carico. Le fiamme si sono propagate al resto della nave senza che i marinai riuscissero a circoscriverle. All’alba, il comandante ha lanciato l’sos. A raccoglierlo è stato il traghetto greco «Icarus Palace» che, insieme ad altre due motonavi, si trovava nella zona. Nell’alto Adriatico è scattato l’allarme rosso, e ora in tutta Europa è una disperata corsa contro il tempo per eviatare il disastro. Società specializzate in questo genere di intervento sono in arrivo da Olanda e Gran Bretagna.
I numeri diffusi ieri dalla Protezione civile sono da brivido: nei serbatoi della nave ci sono circa 850 tonnellate di idrocarburi (800 di «fuel oil» per alimentare i motori e 50 di diesel marino) e nessuno si è sentito finora di escludere il rischio di una disastrosa esplosione. Altra ipotesi apocalittica: lo sbandamento del gigantesco scafo (è lungo 193 metri) con il conseguente, inevitabile affondamento. E ancora: è possibile lo sversamento di idrocarburi in mare. Dalla Romagna seguono le operazioni con il cuore in gola.
Come se non bastasse, nella stiva ci sono 202 Tir e uno dei loro potrebbe facilmente esplodere per le altissime temperature che sta raggiungendo la nave. Per tutta la giornata di ieri, i rimorchiatori della Capitaneria di Fiume e quelli dei Vigili del fuoco hanno scaricato montagne di acqua sullo scafo per raffreddarlo e abbassare i rischi di esplosioni. Un Canadair ha fatto decine di lanci di schiuma e sostanze per spegnere l’incendio ma le fiamme non si sono fermate. Ieri notte sul posto sono arrivati anche i ecnici inviati dalla società armatrice – la turca «Un RO-RO Istanbul» – e quelli della compagnia assicuratrice dello scafo, partiti nel pomeriggio dall’Olanda. La società olandese interpellata è la «Smith», la stessa che nel 2000 entrò in azione per tentare di salvare il «Kursk», il sommergibile nucleare russo a bordo del quale morirono 118 uomini dell’equipaggio.
«La nave turca non sta affondando e non ci sono crepe o danni visibili, ma il pericolo è alto». Così si sono espressi ieri sia il ministro degli interni croato, Berislav Roncevic, sia i tecnici dell’Istituto nazionale italiano di geofisica e vulcanologia (Ingv). Gli esperti hanno già fatto le loro simulazioni. Risultato: in caso di disastro, gli idrocarburi potrebbero arrivare nell’arco di sei giorni sulle coste italiane, nella zona di Ravenna.
A bordo del traghetto si trovavano 31 persone: 22 uomini dell’equipaggio e i nove passeggeri (tutti autisti turchi). Costretti ad abbandonare l’imbarcazione, ieri hanno raggiunto Venezia a bordo della motonave greca che aveva raccolto il messaggio di sos: quattro di loro sono stati portati in ospedale per ustioni di primo e secondo grado, ferite e il sospetto di fratture a vertebre e arti. E proprio il sindaco di Venezia, Massimo Cacciari, ha ringraziato tutte le strutture portuali e di soccorso esprimendo ai marittimi e alle loro famiglie l’augurio di un pronto rientro in patria.
GLI ESPERTI
«A rischio le coste di Ravenna»
«Un eventale sversamento potrebbe indirizzarsi verso l’Italia e in circa sei giorni arrivare al largo di Ravenna». La previsione è della coordinatrice del Gruppo Nazionale di Oceanografia Operativa dell’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia, Nadia Pinardi. Gli scienziati italiani hanno allertato la Guardia Costiera del medio-alto Adriatico, «attrezzata con particolari navi dotate di panne galleggianti che possono bloccare la traiettoria della macchia, e difendere la costa».

Di Bianca Sabatini

Fonte: LaStampa

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