Calabria, capodoglio intrappolato. Da due giorni preso in una spadara

COSENZA – La pesca illegale torna a fare vittime. Questa volta a pagare le conseguenze delle “reti fuorilegge” è un capodoglio di dodici metri, intrappolato da due giorni in una spadara al largo di Cetraro, nell’alto Tirreno cosentino davanti alle coste della Calabria. A denunciarlo è l’organizzazione ambientalista Wwf, che sottolinea come la spadara sia “uno strumento di pesca fuorilegge da anni, ma ancora largamente usato nei nostri mari”. “Le cause – scrive il Wwf in una nota – sono l’incoerenza della politica e la mancanza di assidui controlli”.

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Sono due giorni che il cetaceo lotta tra la vita e la morte, letteralmente “incaprettato”, con testa e coda imprigionate. Da ieri si agita furiosamente, ma è impigliato nell’enorme rete, che avvolge quasi tutto il corpo e la mandibola. Le motovedette della Guardia di finanza, delle Capitanerie di porto e degli esperti del Wwf lo stanno monitorando, ma il mare forza cinque ieri non ha permesso di intervenire e, anche oggi, il maltempo ha reso impossibile salvare il capodoglio.

“La pesca illegale – sostiene l’organizzazione ambientalista – non rispetta le regole e nemmeno i pescatori, che delle risorse del mare vivono”. Pesanti le conseguenze di questa pratica: “Questa piaga ha ridotto al minimo gli stock ittici e ora a peggiorare la situazione per i pescatori ‘legali’ si aggiunge il caro gasolio”. E le vittime non sono solo i grandi cetacei: “Si stima che in Italia più di 8.000 tartarughe vengano catturate con le reti a strascico e, tra le 3.000 e le 6.000 o più, con il palangrese derivante, cioè lunghe lenze con migliaia di ami ed esche”.

Il Wwf ha lanciato anche una petizione per chiedere al ministero delle Politiche agricole e forestali un regolamento per garantire che i prodotti di pesca importati dall’Ue – freschi, congelati o trasportati – provengano da attività lecite e sostenibili.

Fonte: Repubblica

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