La città delle stelle

A mille e quattrocento chilometri a sud della Nuova Zelanda c’è una singolare “città”, abitata da milioni di stelle marine. Su un altopiano sommerso di circa cento chilometri quadrati, fra i coralli, è stata infatti scoperta un’immensa colonia di ofiure (echinodermi), invertebrati simili alle stelle che conosciamo, concentrate a milioni, che lì sfruttano il passaggio di cibo trasportato dalle correnti e trovando riparo dai predatori. La scoperta della “Brittlestar City”, come viene chiamata dai ricercatori dal nome inglese delle ofiure, rivela l’esistenza di un ambiente mai osservato prima che potrà fornire interessanti informazioni sull’ecosistema.

Il Macquarie Ridge è uno dei 100mila monti sommersi conosciuti, solo 200 dei quali sono stati studiati nei dettagli. Già noto ai pescatori per la sua ricchezza, si eleva dagli 850 metri di profondità fino ai 90 metri sotto il livello dell’acqua a cui si trova la sua sommità. Per le ofiure è sufficiente stendere le braccia per intercettare e filtrare i microrganismi trasportati dalla corrente circumpolare, che in quel punto si muove a circa quattro chilometri orari. Il numero degli individui, che vivono a strettissimo contatto gli uni con gli altri, è stato calcolato intorno a qualche decina di milioni.

La scoperta è stata effettuata nel corso di una campagna di censimento degli organismi marini condotta dal New Zealand’s National Institute of Water and Atmospheric Research nell’ambito del programma neozelandese CenSeam (Census of Marine Life seamount programme). I biologi, a bordo della nave oceanografica “Tangaroa”, hanno scattato fotografie di questa immensa colonia, considerata il più grande agglomerato di organismi filtratori mai osservato su un rilievo sottomarino, se si escludono i coralli e le spugne. Le apparecchiature della Tangaroa hanno permesso anche di descrivere la morfologia della formazione sommersa e di raccogliere dati utili alla sua caratterizzazione. I numerosi campioni biologici raccolti, che saranno analizzati nei prossimi anni, permetteranno inoltre di descrivere nel dettaglio la composizione della fauna e della flora presenti. (s.s.)

Fonte: Galileo
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