Paradisi proibiti

Vietato nuotare. I divieti di balneazione di norma servono a tutelare chi fa il bagno. In molte riserve marine avviene il contrario: è la presenza umana a mettere a repentaglio l’area. In Italia le riserve di mare sono venti, in alcuni punti di esse la tutela è massima, ovvero nessuno può avvicinarsi (nella foto Punta dello Scorno in Sardegna). Alla coscienza ambientale si adegua il mondo della nautica: negli ultimi anni sono nate nuove realtà come le barche eco-sostenibili o eco-compatibili.
Le aree protette sono in pericolo? No, se verranno rispettate regole comportamentali promosse da associazioni come Marevivo, Wwf e Legambiente. Ma anche dai ministeri competenti, dalla Guardia Costiera e gli imprenditori del settore. Le organizzazione si sono riunite, intorno a quello che è stato definito il «Tavolo tecnico della nautica sostenibile».
L’Ecni, la Confederazione europea delle industrie nautiche assolve i diportisti: «L’80 per cento dell’inquinamento marino è imputabile alle attività terrestri. Quelle marittime, trasporti navali e le ricerche petrolifere, rappresentano il 13 per cento. La navigazione da diporto inquina solo per l’1 per cento».
E’ comunque indispensabile che chi naviga impari a rispettare alcune regole fondamentali. L’Ucina (la Confindustria della nautica) ha pubblicato un decalogo del diportista amico della natura, con consigli come: usare prodotti ecologici per la manutenzione della barca; verificare eventuali perdite d’olio; fare molta attenzione durante i rifornimenti di carburante per evitare inquinamenti; usare detersivi biodegradabili per il lavaggio della barca; procedere a velocità ridotta lunga costa anche per evitare l’inquinamento acustico; non danneggiare il fondale nelle operazioni di ancoraggio; tenere a bordo tutti i rifiuti per poi scaricarli a terra.

Sulle aree protette, spesso istituite con normative rigide e diverse da località a località, all’origine si sono scatenate vivaci polemiche, perfino con code giudiziarie. All’estero la situazione è diversa: in Francia, per esempio, le norme sono unificate e le riserve sono fruibili dagli scafi da diporto nel rispetto di un preciso regolamento. Ora anche in Italia ci stiamo avviando verso una normativa uniforme, anche se non è ancora completamente realizzata. In ogni caso dei nostri 8 mila chilometri di coste poco più di 600 sono difesi da venti riserve marine, mentre sono in corso di istituzione altre 18 aree protette. Per navigare nel rispetto dell’ambiente e delle norme è saggio informarsi nelle capitanerie di porto.
In genere meno la barca inquina, più possibilità ha di entrare nelle zone protette. Esiste una classificazione in tre categorie: alla prima appartengono gli scafi a impatto minimo (a sola vela, a remi o pedali, con motore elettrico). Alla seconda gli scafi eco-compatibili, quelli con casse per la raccolta dei liquami, con motori fuoribordo a quattro tempi a benzina verde. Alla terza classe appartengono tutte le altre imbarcazioni, la maggioranza.
Anche le aree marine protette sono suddivise in tre categorie. Nella A, di riserva integrale, è vietato tutto, perfino fare il bagno. Nella B, di riserva generale, sono ammessi solo gli scafi delle prime due classi, quelli con impatto minimo ed eco-compatibili. Infine nella C, a riserva parziale, possono entrare tutti a bassa velocità, utilizzando ormeggi già predisposti su boe. Si può fare il bagno, andare sott’acqua in apnea e praticare persino alcuni tipi di pesca.
Dovunque, anche fuori dalle riserve, bisogna assolutamente evitare di gettare in mare anche minimi quantitativi di rifiuti. L’istituto francese di studi marittimi «Ifremer», ha infatti stimato in 340 milioni di tonnellate i rifiuti che giacciono sui fondali del Mediterraneo. E ha ricordato che una bottiglia d’acqua minerale o un sacchetto di plastica impiegano 450 anni per degradarsi, mentre una lattina di alluminio resiste per 200 e un barattolo di latta per 50. Si è arrivati perfino a calcolare che le cicche di sigaretta inquinano per tre anni, i fiammiferi per quattordici mesi, i giornali per 6 settimane e la carta igienica per 2 settimane. I diportisti sono avvisati, il mare in fondo è tutto una riserva.

Fonte: LaStampa

Annunci

I commenti sono chiusi.

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: