Migliaia di reti contro le meduse.Dal Mar Ligure al Tirreno è allarme

giugno 28, 2008

GENOVA – Dalle nostre parti gli ultimi avvistamenti di consistenza biblica risalgono a due settimane fa: prima in Costa Azzurra, poi in Corsica. A maggio l’allarme-medusa era scattato nel Tirreno meridionale, a marzo e poi di nuovo ad aprile nel Mar Ligure. L’anno scorso, sulle coste spagnole, il bilancio finale delle vittime rimandava, numericamente parlando, alla Guerra di Spagna: sessantamila persone colpite, quasi sempre da pelagia urticante. E in Irlanda il 60 per cento degli allevamenti di salmone è stato cancellato dalle meduse proprio mentre in Giappone – e non sono leggende metropolitane: le immagini su Internet fanno impressione – i pescatori ne caricavano esemplari da 500 chili.

A proposito di leggende metropolitane: è una bufala che, se ci sono meduse, l’acqua è più pulita: pelagia noctiluca, cothyloriza tubercolata e le loro sorelle vengono, semplicemente, trasportate dalle correnti.
“Le statistiche ci dicono che si registrava una invasione di meduse ogni dieci – dodici anni”, spiega il professor Ferdinando Boero, che insegna zoologia all’Università del Salento. “Adesso da sette, otto anni il fenomeno è continuo. Naturalmente possono esserne segnalate a miliardi in un punto e poi, tre giorni dopo, possono sparire nel nulla. Ma sul fatto che stiano proliferando a dismisura nessuno ha più dubbi”.

Per la seconda estate consecutiva a Cannes e in altre località della Costa Azzurra le amministrazioni comunali stanno innalzando le reti anti-medusa (sulla falsariga di quelle, ben più robuste, che gli australiani usano per non far avvicinare a riva gli squali) mentre dall’Osservatorio oceanografico di Villefranche-su-Mer lanciano una proposta che a settembre verrà ufficialmente avanzata alla Regione Liguria.

“Noi pensiamo ad un “Meteomedusa”, cioè ad un servizio di previsione delle invasioni, in grado di consigliare i bagnanti”, spiega Gabriel Gorsky dell’Osservatorio oceanografico francese. “Le tecnologie esistono già, mancano ancora gli studi per le applicazioni concrete. Ci stiamo provando”. Non c’è solo un problema legato alle punture. Più le meduse si moltiplicano e maggiore sarà il quantitativo di larve di pesce che ingeriscono. C’è una crisi progressiva del pescato, con punte di meno due per cento l’anno. E i tonni, prima di essere tali, sono uova di tonno di cui meduse sempre più invadenti vanno ghiotte. Una catastrofe ecologica.

Ma come si spiegano tutte queste invasioni? Claudia Gili, curatore generale dell’Acquario di Genova, ha una teoria: “Se fai sparire tutti i gatti, i topi aumentano a dismisura. Stiamo togliendo tutti i pesci di grossa taglia, che mangiavano quelli di media taglia e giù giù fino alle meduse. Più l’uomo interviene sulla catena a monte, maggiori saranno gli scompensi a valle”.

Naturalmente le teorie sull’invasione delle meduse sono molte. La temperatura del mare che cresce, per esempio. Il responsabile scientifico dell’Acquario di Genova, Antonio Di Natale, è più scettico: “Purtroppo per noi e per fortuna dell’ecosistema le meduse si spostano, trasportate dalle correnti. E’ un fenomeno imprevedibile. In fondo, le meduse si stanno solo riprendendo quello che era loro – sentenzia il professor Boero – Sono arrivate cento milioni di anni prima dei pesci, seicento milioni di anni fa erano il primo inquilino del mare. Andando avanti così saranno anche l’ultimo”.

Di Raffaele Niri

Fonte: Repubblica

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