Audrey Mestre

ottobre 11, 2007

3651.jpgAudrey Mestre, il 12 Ottobre 2002, avrebbe dovuto festeggiare l’ennesimo record insieme al marito, il primatista cubano Francisco “Pipin” Ferreras.
Invece quel giorno venne stabilito un primato infausto per la storia dell’apnea: Audrey rappresenta la prima vittima di un tentativo di record della disciplina.

Nasce a St. Denise, in Francia, l’11 Agosto 1974.
Familiarizza con l’acqua fin da piccola, stimolata dal nonno e dalla madre, pescatori sub in apnea. A tre anni vince la sua prima gara di nuoto.
A tredici comincia ad immergersi con l’autorespiratore, appassionandosi alla biologia marina. Nel 1993 si iscrive all’Università  di La Paz, in California, ed è proprio lavorando alla sua tesi di laurea sulla fisiologia marina che, nel 1995, conosce il campione Pipin.993221648.jpg
Entra a far parte del suo team nel 1996, diventando anche sua compagna di vita ed allieva.
Audrey dice di Pipin: “E’ un maestro eccezionale ti insegna tutto, ma veramente tutto senza segreti e non dimentica mai la sicurezza. Sott’ acqua non ha mai avuto attimi di esitazione né provato paura.”
Eppure quel giorno diverse cose non funzionarono. Furono innegabili le carenze organizzative e di assistenza medica. Una cima di discesa ed una zavorra non adeguate alle condizioni meteomarine. Il pallone di risalita che si blocca più volte.
Ancora più carente è  l’assistenza in acqua: troppa distanza tra il sommozzatore altofondalista, a -171 mt, ed il successivo assistente posizionato a -80 mt.
Continuare a discutere sulla morte di Audrey è inutile. Alla luce di questi fatti, viene da chiedersi se sia  corretto sfidare i limiti umani, compiendo gesti che possono costare la vita.
Cosa cerca chi pratica sport estremi, dove ci si espone a rischi che possono sembrare inutili? Insegue un limite fisico o interiore? Cerca la gloria o se stesso?  
Non credo sia possibile dare una risposta.
Quella, è dentro ognuno di noi.
© P.f.d.

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”Ogni volta risalire è una scelta: sono io che torno a riappropriarmi della mia dimensione umana, metro dopo metro, per venire di nuovo alla luce.”
 Umberto Pellizzari


Luigi Ferraro

agosto 17, 2007

ferraro.jpgIl 5 gennaio 2006 si spegneva a Genova Luigi Ferraro.
Nato a Quarto dei Mille il 3 novembre 1914. Decorato con la medaglia d’oro al valor militare per le sue temerarie azioni, compiute durante la seconda guerra mondiale come incursore, viene ricordato dal mondo della subacquea soprattutto per le sue invenzioni.
Nei primi anni ’50 progetta la maschera con l’alloggio per il naso, per facilitare la compensazione. Quasi contemporaneamente crea le prime pinne a scarpetta con il foro in punta per favorire il movimento delle dita dei piedi.
E’ il creatore della “Technisub”, azienda leader nella produzione di attrezzature subacquee.
Ricordo ancora la mia prima muta, avevo appena otto anni, col classico marchio quadrato giallo con pesce e compasso. Realizzata in neoprene zigrinato all’esterno e la fodera arancio all’interno.
Presidente onorario di HDS-Italia, ha dedicato la sua vita da civile al mondo della subacquea ricreativa. Ha contribuito alla nascita della CMAS: Confederazione Mondiale per le Attività Subacquee. Organizzatore in Italia dei primi corsi ARA e ARO.
Inoltre, ha realizzato il primo corso per vigili del fuoco sommozzatori, in seguito per l’arma dei carabinieri e ,infine, della guardia di finanza.
Tanto altro è stato fatto da colui che, sicuramente, può essere considerato uno dei padri della subacquea Italiana. Tutto è raccolto in due libri dedicatigli: “Luigi Ferraro, un italiano” e “Dominare gli istinti: proselitismo, insegnamenti, invenzioni e scoperte del Comandante Luigi Ferraro, Medaglia D’oro al Valor Militare che ha dedicato tutta la sua vita civile al mondo subacqueo”.
Parecchio del confort e delle innovazioni tecnologiche che oggi, noi sub, portiamo in acqua, sono dovute a lui.
Grazie Comandante. 

© P.f.d.


Jacques Yves Cousteau

agosto 17, 2007

“Eravamo giovani quando ci siamo dedicati alla scoperta, all’esplorazione. Quando quello che ci interessava era scendere più profondo e vivere sul fondo del mare, recuperare i resti di una grande galera romana, affrontare gli squali, terrificanti e misteriosi mostri marini. E la gioventù è grintosa, entusiasta, totale, egocentrica, estremista, spericolata. Eravamo giovani e pensavamo a noi stessi, alla realizzazione dei nostri sogni.
Poi siamo diventati adulti. Dunque più altruisti, più riflessivi. Allora l’interesse maggiore è diventato quello di raccontare le nostre esperienze, di coinvolgere gli altri nella nostra avventura. Lo scopo della vita è divenuto quello di infiammare gli animi, di accendere gli entusiasmi. Ci siamo resi conto che un uomo da solo non è nulla, se non si rapporta a quelli che lo circondano. Attraverso le immagini, attraverso i racconti, le esperienze vissute cambiavano forma, acquistavano spessore. Solo attraverso la divulgazione, la crescita dei singoli poteva diventare la crescita dell’intera umanità. Solo così il patrimonio di ognuno poteva entrare a far parte della cultura di tutti.
Oggi abbiamo percorso il mondo in lungo e largo, ne abbiamo svelato e raccontato i segreti. Ora bisogna impegnarsi per conservare tutto questo. Ora si deve far sì che le immagini dei film, le storie dei libri non rimangano fine a se stesse. Bisogna lottare perché tutti abbiano diritto ad una vita felice in un pianeta ancora integro.”
 
jacques_cousteau.jpgJacques Yves Cousteau nasce l’11 giugno 1910 a Saint-André-de-Cubzac in Francia. Viaggiatore, fin da piccolo, per motivi di lavoro del padre, entra nel 1930 nell’Accademia navale.  Un incidente all’età di 26 anni condizionerà la sua vita. Per riabilitarsi fisicamente fu spinto dai medici al nuoto. Gli occhialini che utilizzava lo spinsero ad osservare quello che egli stesso definirà “il mondo del silenzio”.
Partecipò alla resistenza della seconda guerra mondiale come spia. In quel periodo, per l’esattezza nel 1943, inventò, insieme all’ingegnere Emile Gagnan quello che rivoluzionerà il modo di andare sott’acqua: l’ ”Aqua-lung”, il primo erogatore subacqueo. Nonostante siano trascorsi più di 60 anni e qualche materiale sia cambiato, il principio di funzionamento è rimasto tale e quale.
Nello stesso periodo, coltivando la passione per la ripresa subacquea mise a punto delle “cineprese sottomarine” e nel 1963, insieme a Jean de Wouters, sviluppò il progetto per una macchina fotografica subacquea, brevettata dalla Nikon come “Nikonos”.
Insieme alla “Calypso”, la mitica nave per ricerche oceanografiche, organizzerà le spedizioni durante le quali realizzerà capolavori come “Il mondo del silenzio”, film premiato con Oscar e Palma d’Oro, e “Mondo senza sole”.
Grazie ai suoi esperimenti “Precontinente” furono gettate le basi per l’immersione in saturazione, pietra miliare nel campo dell’immersione professionale.
Diverrà direttore del Museo Oceanografico di Monaco e nel 1974 fonderà la Cousteau Society per la protezione della vita oceanografica.
Grazie alla sua forma semplice e comprensibile di condivisione di concetti scientifici, viene considerato un pioniere dell’informazione documentaristica.
Muore il 25 giugno 1997. Ammirato e benvoluto in tutto il mondo, non solo da coloro che amano il mare.
Resta un simbolo indimenticato dell’avventura, della natura e dell’esplorazione.

© P.f.d.


Jacques Mayol

agosto 17, 2007

“L’uomo che si immerge in mare in apnea, cioè trattenendo il respiro, non fa soltanto un ritorno temporaneo su se stesso: fa anche un ritorno istantaneo all’origine del Tutto.
Ad intimo contatto del Mare e della Natura, col controllo dell’apnea e la padronanza della respirazione, questa funzione-chiave che tiene la leva di comando di quasi tutte le altre, l’Homo delphinus imparerà di nuovo a prendere possesso del proprio corpo e a risvegliare altre facoltà sepolte da miliardi di anni nel più profondo del suo bagaglio genetico.”
jacque1.jpgNasce a Shangai, in Cina, nel 1927 da genitori francesi. Dopo aver trascorso l’adolescenza a Marsiglia, vive in giro per il mondo facendo diversi mestieri.
Al “Seaquarium” di Miami nasce l’amore per i delfini che lo porterà a trascorrere la maggior parte della sua vita tra i flutti. Pluriprimatista mondiale di immersione in apnea, è stato il primo uomo a superare la barriera dei 60 mt nel 1966 ed il primo a raggiungere i 105 mt nel 1983, il suo ultimo record all’età di 56 anni.
E’ al Mayol cavia umana che si devono la maggior parte delle conoscenze sui mutamenti fisiologici indotti nel corpo umano dall’iperbarismo.
Diventato famoso nel mondo col soprannome di “Uomo delfino”, probabilmente dal titolo del suo libro Homo delphinus, ha unito la spiritualità della pratica yoga al trattenere il respiro.
Si è suicidato nel dicembre del 2001 nella sua casa di Calone, all’isola d’Elba, dove viveva da diversi anni.
Con la sua morte, probabilmente causata da una profonda depressione che lo opprimeva da qualche mese, se ne và un pezzo di storia dell’immersione in apnea.

© P.f.d.


Enzo Maiorca

agosto 17, 2007

“Continuo a inseguire una bellissima balena bianca, e là dove si immerge viene fuori l’arcobaleno. Il mio arcobaleno viene fuori non dalle pentole d’oro, ma da questa balena che si va spostando nel mio mare.” 
enzo_maiorca.jpgEnzo Maiorca, antagonista indiscusso di Jacques Mayol, nasce a Siracusa il 21 giugno 1931.
Il suo nome è indissolubilmente legato al mare, anche se, come lui stesso confessa, da bambino ne aveva profondo timore.
Ha compito studi classici coltivando fin da piccolo diversi sport, soprattutto acquatici, come canottaggio e pesca subacquea, praticata alla profondità di 3-4 metri.
Nell’estate del 1956, un amico medico, gli mostra un articolo su un record di profondità in apnea a -41 mt.
Maiorca ne è tanto influenzato da decidere di entrare in competizione per diventare l’uomo più profondo del mondo.
Nel 1960 corona il suo sogno raggiungendo i – 45 mt.
Da quel momento sarà un susseguirsi di record che lo porteranno oltre i 100 mt di profondità. Riceve, per le sue imprese, numerosi riconoscimenti: nel 1964
la Medaglia d’Oro al valore atletico dal Presidente della Repubblica, e poi il Tridente d’Oro di Ustica; il Premio letterario del C.O.N.I. e la Stella d’Oro al merito sportivo sempre del C.O.N.I.
Fu lui, nel 1962, col suo record di – 50 mt stabilito a Ustica, a smentire le previsioni del fisiologo francese Pierre Cabarrou il quale aveva dichiarato che, superare quella quota sarebbe significato “fracassarsi”.
Grazie alla sua enorme forza di volontà, gli è stata attribuita la nomea di leggenda vivente.

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Francesco Alliata

agosto 17, 2007

Era il 1945 quando Pietro Moncada, principe di Paternò, un socio del “circolo della vela” di Palermo, venne in possesso di una maschera, un paio di pinne e un fucile subacqueo.  
Fu allora che Francesco Alliata, principe di Villafranca e duca di Salaparuta, affascinato dalla novità di una possibile esplorazione subacquea, decide di costruirsi una maschera con un vetro e una camera d’aria di camion, copiando quella dell’amico Moncada.
Coinvolti altri due soci del circolo, il barone Renzo Avanzo e Quintino Di Napoli, i quattro amici cominceranno a battere i fondali di Ustica a bordo di un vecchio motoveliero: il “San Giuseppe”.
Mentre gli amici si dedicano alla pesca, lui, spinto dalla sua grande passione per le cineriprese, decide di realizzare riprese subacquee mettendo a frutto l’esperienza acquisita: durante la seconda guerra mondiale, arruolatosi come ufficiale, crea il “Cinereparto”. Sono suoi molti dei documenti fotografici e cinematografici delle azioni di guerra.
uwgraffitialliata01c.jpgProgetta e costruisce una custodia sub in ferro per la macchina fotografica Rolleiflex e, sempre dello stesso materiale, una per la cinepresa Arriflex 35 mm.
Con quest’attrezzatura realizzerà, nel 1946, il primo documentario subacqueo professionale girato in mare aperto: “Cacciatori del mare”.uwgraffitialliata06.jpg
I tremila metri di pellicola, girati totalmente in apnea, si riducono a 12 minuti di documentario.
Per  le sue emozionanti immagini, accompagnate dalle musiche di Renzo Rossellini, fratello del regista Roberto, verrà selezionato al festival di Cannes.
Il documentario, inoltre, sarà premiato anche al festival di Stresa e quello di Taormina.
Il successo spinge Alliata a fondare, con i suoi tre amici, la casa cinematografica palermitana “Panaria Film”. In collaborazione con la “Artisti Associati Italiani” produrrà il film “Vulcano”, diretto da William Dieterle, con Anna Magnani e Rossano Brazzi.uwgraffitialliata02.jpg Si occuperà personalmente delle riprese subacquee, utilizzando per la prima volta l’autorespiratore.
Gira una quindicina di documentari con la sua attrezzatura personale, tra cui “Tra Scilla e Cariddi” e  “Tonnara”. Nel secondo, per la prima volta, una cinepresa entra all’interno della “camera della morte” delle tonnare.
E’ di sua produzione “Sesto continente”. Il documentario che consacrerà l’allora giovanissimo Folco Quilici. 

© P.f.d.

Foto d’epoca tratte dal sito di HDS Italy


Raimondo Bucher

agosto 17, 2007

A volte ci serviamo del termine vecchiaia come alibi: in realtà è solo una scusa. E’ vecchio chi ha rinunciato all’essenza della vita. (…)l’entusiasmo che avevamo da bambini, quando scoprivamo il mondo, dobbiamo portarlo con noi sempre perché nulla e definitivo, e certamente c’è sempre qualcosa da scoprire, da apprezzare.1980ikelitemodificata.jpg
Raimondo Bucher nasce in Ungheria il 15 marzo 1912, da padre italiano. Trascorre la giovinezza in Austria, dove si distingue come atleta in varie discipline sportive quali nuoto, arti marziali e atletica leggera. Non sono da meno, sempre nello stesso periodo, le sue imprese in alta montagna.
Trasferitosi in Italia nel 1932, diventa istruttore di volo e acrobazie alla “Scuola di pilotaggio aereo di Bergamo”.
Durante la guerra di liberazione, nel 1943, assegnato al reparto caccia, si schiera con gli alleati partecipando a numerose azioni belliche.
Durante quel periodo, Bucher, comincia a dedicare molto tempo della sua vita alla subacquea. Indossate rudimentali pinne e maschere, il suo talento spicca immediatamente.
Nel 1950, stabilisce il primo Record Ufficiale Mondiale d’immersione in apnea a meno 30 mt . Come testimonianza dell’impresa, recupera una pergamena, dentro un contenitore, dalle mani di un palombaro.
Nel 1952, sfidando tutte le previsioni scientifiche di morte certa, stabilisce il record dei 39 mt.
Primati di apnea a parte, lo si ricorda anche per le sperimentazioni scientifiche e le innovazioni portate nell’ambito della subacquea. Risalgono al 1938 i suoi studi sulla compensazione dell’orecchio medio. In campo subacqueo sue le pinne Bucher, gli erogatoti “ad offerta”, il “Gab” o giubbotto ad assetto Bucher. La realizzazione di un aliante per esplorazioni subacquee ed infine, non meno importante, l’utilizzo delle guarnizioni O-Ring nella costruzione delle custodie per cineprese subacquee.
Nel 1952 e 53, diventa capo spedizione del gruppo sportivo per la realizzazione del documentario “Sesto continente” in Mar Rosso.
Esegue diverse esplorazioni, tra cui il percorso sotterraneo del fiume Bussento, le grotte sommerse di Capri e quelle in Sardegna. Nel 1956, scopre la città sommersa di Baia nel golfo di Napoli.
Nel campo dell’immersione con l’autorespiratore, stabilisce diversi primati, effettuandone oltre 3000, comprese tra gli 80 e i 115 mt.
Nel 1960 viene premiato ad Ustica col tridente d’oro.
Nel 1995, alla veneranda età di 84 anni, fa riprese video del relitto Klearkos a ben 83 metri.
Personaggio spesso scomodo e pungente, ma comunque stimato nell’ambito della subacquea, per le sue battaglie per la difesa dell’immersione con l’autorespiratore.

© P.f.d.