Pierre, il pinguino calvo…

giugno 16, 2008

 

Il vecchio Pierre, un pinguino di 25 anni, per colpa della vecchiaia, aveva cominciato a perdere lo strato di piume termiche, indispensabili a queste creature per non morire di freddo.
Privato dello strato protettivo di grasso che isolava il corpo dalle basse temperature, si stava lasciando morire.
Per risolvere il problema,  gli scienziati e i biologi marini dell’Academy of Sciences di San Francisco hanno pensato di realizzargli una muta su misura!
Dopo sei settimane, Pierre ha ricominciato a mangiare e ha ritrovato la voglia di tornare in acqua insieme agli altri pinguini!
La notizia è un pò vecchiotta, risale ad aprile. Eppure, mi son detta:
“Perchè ignorare il lavoro di uomini che cercano di rendere la vita migliore anche ad un solo vecchio pinguino?”
Tra le tante cattiverie che quotidianamente si perpetrano ai nostri compagni di viaggio, questa bella notizia, non poteva non essere pubblicata…

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Due barche di plastica riciclata

giugno 14, 2008

Molti si chiederanno che fine fanno i vari contenitori in plastica che provengono dalla raccolta differenziata.Eccovi la risposta.
Nel 1997, per il riciclo dei materiali in plastica, è stato istituito con decreto legislativo il COREPLA, il Consorzio Nazionale per il Riciclo ed il Recupero degli Imballaggi in Plastica. Questo consorzio, che ha lo scopo di coordinare l’attività di raccolta, recupero e riciclo dei materiali plastici, possiede più di 30 centri di selezione in cui gli imballaggi recuperati nei centri urbani vengono lavorati per diventare nuova materia prima da inviare a riciclatori e recuperatori.
Diversi sono gli oggetti che si possono realizzare con la plastica riciclata, tra questi panchine e strumenti musicali, ma il Consorzio Corepla si è spinto oltre realizzando addirittura due imbarcazioni con il riciclo di bottiglie in Pet.
Le due barche realizzate nel Cantiere Vizianello si chiamano Laguna Linda e Laguna Linda Rangers e sono state e donate al Comune di Venezia per un servizio raccolta rifiuti in Laguna.
Una bella iniziativa a favore dell’ambiente, quindi, che dovrebbe invogliare chiunque ad effettuare la raccolta differenziata dei rifiuti e specie della plastica che quando finisce in mare causa disastri irreparabili.

A cura di Claudio Gallucci

Fonte: MareinItaly


Macchina acchiappaonde per fare elettricità

giugno 13, 2008

La forma, ancora top secret nei dettagli, è quella di una mongolfiera. Subacquea, da immergere a cento metri di profondità per catturare l’energia delle onde. È una macchina, unica al mondo nel suo genere, progettata da un «cervello italiano», Michele Grassi, ricercatore al dipartimento di matematica dell’Università di Pisa. A che cosa serve? A trasformare in elettricità l’energia delle onde.

PROTOTIPO – Grassi, 38 anni, studi alla Normale e dottorato alla Ucla di Los Angeles, ha costruito un prototipo che ha dato ottimi risultati al largo di Marina di Pisa. A settembre sarà sperimentato il modello finale, con tanto di validazione, e poi si passera al business, ovvero la vendita. Che potrebbe avere anche risultati eccellenti. Le prime prove marine sono state ottime. La «macchina delle onde» riesce a produrre energia a costi tre volti inferiori al fotovoltaico e simili a quelli dell’eolico. Con un vantaggio strategico: «Queste macchine non hanno impatto visivo come le pale eoliche», spiega Grassi, «perché stanno sotto il mare e sono ecologiche». Se ne possono costruire di più dimensioni e potenza. Grandi e costose (milioni di euro) ma capaci di erogare un megawatt di potenza e piccole ed economiche (100 mila euro) da 100 chilowattori capaci di soddisfare il fabbisogno energetico di una trentina di appartamenti.

MEGLIO IN OCEANO – «La macchina è diversa da tutti gli altri progetti per ricavare energia dal moto ondoso», continua Grassi. «Potrà essere utilizzata in un mare calmo come il Mediterraneo, anche se la sua efficienza nell’oceano potrebbe essere cinque volte superiore». La tecnologia? «Semplice, si tratta di basilari principi di ingegneria meccanica», risponde Grassi, «e dietro il prodotto non c’è neppure una grande industrializzazione». La macchina delle onde ha già iniziato a stuzzicare gli appetiti internazionali. Una società francese ha contattato il ricercatore pisano e il governo del Galles si è detto disponibile a finanziare per il 50% le spese di realizzazione e a contattare eventuali sponsor. «Una proposta molto lusinghiera, che mi ha sorpreso e onorato», conferma Grassi. Che poi aggiunge: «Ho preso un po’ di tempo prima di rispondere, nonostante la proposta sia straordinaria. Mi piacerebbe che il sostegno arrivasse dal mio Paese. Vedremo».

Marco Gasperetti

fonte: Corriere.it


Motore ad alghe? È possibile

giugno 13, 2008

SAN DIEGO (CALIFORNIA) – Le alghe sono da tempo protagoniste del dibattito sulle energie pulite alternative. Con queste piante marine si possono fare molte cose, e una start up di San Diego ha provato addirittura a utilizzarle per produrre combustibile. L’azienda si chiama Sapphire Energy e converte le alghe in green crude, vale a dire in greggio verde. Gli ingredienti della ricetta sono luce solare, acqua non potabile, alghe e anidride carbonica, e il processo di raffinazione può avvenire negli stabilimenti in cui viene separato il petrolio greggio.

LE ALGHE – Secondo il Ceo dell’azienda americana, Jason Pyle, la scoperta inaugurerà un paradigma di cambiamento. Ma la notizia non è così nuova e c’è già stato chi in passato ha provato a utilizzare le alghe come benzina. Shell per esempio aveva annunciato la costruzione di un laboratorio alle Hawaii proprio per studiare il modo di ricavare carburante da queste formazioni. Nulla si è più saputo di tale iniziativa, presto accusata di greenwashing (operazione di ricostituzione dell’immagine attraverso iniziative ecologiche), ma che le alghe abbiano molto a che fare con il petrolio è risaputo. La formazione del cosiddetto oro nero è dovuta infatti alla decomposizione di sostanze organiche provenienti da organismi acquatici del regno animale e vegetale.

SCENARI FUTURI – La Sapphire Energy non ha rilasciato alcuna informazione circa i dettagli del processo di conversione, né ha rivelato informazioni sul progetto pilota esistente. Quel che è certo, secondo l’azienda di San Diego, è che entro tre anni il nuovo combustibile verde sarà utilizzato per alimentare i veicoli eco-sostenibili ed entro cinque anni entrerà a pieno regime in commercio.

Emanuela Di Pasqua

Fonte: Corriere.it


Atlantide esiste sul serio. Cercatela in Sud America

febbraio 7, 2008

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Per Platone le idee erano innate, ma non pose limiti alle interpretazioni. E alla fantasia. E certo, di tutti i suoi scritti, quello che più ha stimolato le interpretazioni, e le più fantasiose,
è il «Timeo», il libro di Atlantide. La mitica città sprofondata nei flutti in un immane cataclisma è stata immaginata, cercata in tutto il mondo. Ma nessuno, finora, aveva pensato di metterla in mezzo a un altipiano, a centinaia di chilometri dal mare, nel cuore
della Bolivia.
Atlantide in Sud America è un’idea del geologo inglese Jim Allen, che ci ha scritto sopra un paio di libri, ora tradotti in italiano.  Per anni Allen ha sezionato il «Timeo», in tutte le versioni possibili, alla ricerca di indizi, finché rimase colpito dalla descrizione dei grandi canali circolari che circondavano la città. Quei canali gli ricordavano il Sud America. Idea folle? Nell’era della mappatura dal satellite si poteva verificare. E Allen trovò le prime tracce: nella pianura ai piedi del Volcan Quemado, il vulcano bruciato, che ancora porta i segni di un’antica eruzione esplosiva. Per Allen il continente Atlantide descritto da Platone è proprio il Sud America. E la città di Atlantide, sua capitale, si trovava al centro del continente. La catastrofica distruzione riguardò solo la città e poté essere provocata benissimo da un vulcano o un terremoto. O tutte e due.
Platone stesso ha avvolto Atlantide nel mistero, con artifici narrativi. Nel «Timeo» scrive che suo zio Crizia narra di Atlantide. Crizia a sua volta racconta che Solone, suo antenato, aveva visitato l’Egitto nell’800 a.C. e chiese a un gruppo di sacerdoti di Sais di parlare del loro passato. I sacerdoti dissero a Solone che al di là delle colonne d’Ercole esisteva un’isola: Atlantide, grande quanto la Libia e l’Asia messe insieme. Poi Crizia parla della capitale. E qui si trova la descrizione che ha folgorato Allen. «Tutt’intorno vi era una pianura,che abbracciava la città ed era essa stessa circondata da monti che discendevano fino al mare… Un fossato riceveva i corsi d’acqua che discendevano dai monti e girava intorno alla pianura… Canali rettilinei, larghi circa cento piedi, tagliati attraverso la pianura, tornavano a gettarsi nel fossato presso il mare».
Jim Allen è un esperto di rilevamento aereo del territorio ed è certo di aver individuato i segni dei grandi canali circolari al centro dell Altipiano boliviano. In cinque spedizioni, dalla metà degli Anni 90 al 2003, Jim Allen ha progressivamente ristretto il cerchio. Finché si è imbattuto nella Pampa Aullagas, un altipiano che si stende vicino al lago Poopo, a 300 chilometri a Sud della capitale La Paz. «Nel maggio del 2000 sono riuscito a visitare finalmente il sito di Pampa Aullagas – racconta Allen -. E ho visto i resti delle grandi pietre rettangolari rosse, bianche e nere di cui parla Platone». Ma l’elemento decisivo sono i resti di immensi canali, che Allen ritiene le vestigia di un titanico sistema che gestiva le piene stagionali del lago Popoo: una serie di cerchi concentrici che circondavano la città e la rendevano inespugnabile. «Durante la stagione delle piogge Pampa Augallas diventa un grande lago. Al centro si eleva una collina rocciosa, che poteva benissimo essere l’acropoli della città». Le ricerche, però, vanno a rilento, anche per la difficoltà a reperire fondi.
L’équipe di Allen ha ritrovato quelle che ritiene pietre squadrate, del peso di svariate tonnellate, che fanno pensare a grandi mura fortificate. «Se prendiamo alla lettera il racconto di Platone, la città è scomparsa 9600 anni prima di Cristo. Sembra un’assurdità, ma Gerico, la città più antica del mondo risale al 3500 avanti Cristo e ultimamente gli archeologici hanno retrodatato i primi insediamenti. Per non parlare delle ultime scoperte in Sud America, con terre cotte del 3500 avanti Cristo che hanno ribaltato la storia del Continente: qui la civiltàè molto, molto più antica di quanto si pensasse». Secondo Allen, un’eruzione esplosiva del Volcan Quemado segnò la fine dell’Atlantide sudamericana. Con un fenomeno simile a quello che seppellì Ercolano, una valanga piroclastica, seguita a un terremoto, spazzò via le costruzioni dell’acropoli e cancellò, quasi completamente, i canali. Si tratta di scavare, quindi. Se Allen troverà i soldi, avremo la risposta, positiva o negativa che sia. Altrimenti ci dovremo accontentare della cinica conclusione di Aristotele riguardo la mitica città perduta: «L’uomo che l’ha sognata, l’ha anche fatta scomparire».

7 domande a Jim Allen

Jim Allen, che cosa è riuscito finora a ritrovare della ipotizzata città di Atlantide in Sud America?
«Abbiamo prove consistenti. La città potrebbe essere sottoterra da qualche altra parte, certo, ma a Pampa Aullagas il sito corrisponde perfettamente al mito tramandato da Platone. È l’unico posto al mondo con formazioni ad anello di terra e che è stato anche sconquassato da terremoti: la sabbia sul sito è quella che è stata depositata dalle eruzioni in un processo chiamato liquifazione».
Quel era la sua opinione su Atlantide prima di scoprire l’Altipiano?
«Prima di scoprire l’Altipiano cercavo nell’Oceano Atlantico, come hanno fatto tanti altri. Ma ora che abbiamo una regione che soddisfa la descrizione è inutile guardare altrove».
Ha cercato altri canali sull’Altipiano?
«Tramite foto satellitari ne ho visti altri, sempre vicino a Pampa Aullagas e li vorrei vedere da vicino».
Ha provato a tracciare gli antichi margini del lago Poopo nel 9650 avanti Cristo in modo da localizzare meglio la città?
«Il livello del lago varia di continuo, ma il sito di Pampa Aullagas è nel posto giusto, nel
centro della piana e attualmente è circa a 50 stadi dal mare».
Lo stadio di Platone, 177 metri?
«Dagli attuali rilevamenti dovremmo piuttosto parlare di uno stadio di 300 metri. Non è del tutto arbitrario».
Che cosa sa delle città perdute della foresta Amazzonica? Costituiscono ulteriore prove per Atlantide?
«Sì, potrebbero esserlo, poiché c’è una prova evidente di una vasta civiltà lungo tutta la regione amazzonica».
C’è un particolare elemento che viene usato come controprova per smentire le sue teorie?
«Alcuni obiettano che gli antichi non avrebbero potuto attraversare l’Oceano e averem notizie della civiltà narrata da Platone. Resta il fatto che in Egitto si è trovata coca e tabacco. Quindi qualcuno deve averlo fatto».Di Giordano Stabile

Fonte: LaStampa


Perù, sfidare le onde con una gatta a bordo

febbraio 1, 2008

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Lima (Perù), andare in surf con una gatta. Le curiose immagini provengono dalla spiaggia di San Bartolo dove il surfista Domingo Pianezzi porta sulla propria tavola una simpatica compagna di viaggio: una gatta di nome Nicolasa.

Fonte: RepubblicaImmagini


I cristalli fotonici dei pesci

gennaio 30, 2008

2062-984.jpgQuando, durante una celebrazione, si leva in alto il proprio calice di cristallo per fare un brindisi, non si può fare a meno di notarne la brillantezza, a meno che la vista non si sia offuscata a causa dei brindisi precedenti.
La struttura cristallina dei solidi colpisce per il senso di ordine e di perfezione che infonde, tanto che Platone considerò queste forme regolari come gli elementi che costituiscono l’universo.
Un particolare tipo di struttura cristallina è quella dei cosiddetti cristalli fotonici. Essi sono strutture periodiche dell’ordine di grandezza di un milionesimo di millimetro in grado di riflettere perfettamente radiazioni elettromagnetiche di una certa frequenza e di assorbirne altre. Un minerale che presenta questo tipo di struttura è l’opale.
Le applicazioni dei cristalli fotonici sono innumerevoli, dai dispositivi ottici ai cavi di trasmissione dati, ma la loro costruzione presenta grandi difficoltà a causa delle ridottissime dimensioni di tali strutture.
In natura, esistono degli abilissimi costruttori di cristalli fotonici: i pesci.
È questo il risultato della ricerca condotta da un gruppo di biologi e ingegneri dei materiali israeliani in attesa di pubblicazione sulla rivista Crystal Growth & Design.
I ricercatori, spinti dal proposito di spiegare i tipici riflessi metallici presenti nelle squame dei pesci, hanno analizzato le scaglie di una carpa comune attraverso la tecnica di diffrazione dei raggi X.
L’analisi ha mostrato che la livrea del pesce è formata da diversi strati sovrapposti di citoplasma e cristalli di guanina.
Ciò che ha sorpreso gli studiosi è il fatto che questi cristalli hanno una struttura diversa da quella che è normalmente possibile costruire in laboratorio.
In qualche modo, l’organismo dei pesci stimola la formazione di particolari strutture cristalline della guanina in grado di massimizzare la riflessione della luce visibile.
Questo causa la brillantezza “metallica” nella livrea dei pesci, i quali sfruttano tali riflessi per nascondersi ai predatori, specialmente quando si trovano a nuotare vicino alla superficie dell’acqua.

Antonio Vassallo

Fonte: TifeoWeb